Sticazzi-writing.

STICA

Pre Sticazzi 1

In agenzia l’unico che ama il prefisso web è Pariàno, il webmaster. Lui lo ama perché il suo lavoro è nato con internet, noi no.
Noi siamo grafici, copy, art.
Noi esistevamo prima del web, prima della TV, prima dei magazine e prima della radio.
La prima campagna che ricordiamo fu veicolata a voce, ebbe un successo incredibile e una risonanza mondiale. Era opera di un gran creativo, forse il più grande creativo di tutti i tempi.
Il claim era FIAT LUX. Oltre ai premi della critica ricevette le congratulazioni personali dell’Avvocato, quello con la A maiuscola.
Così era in principio, prima di tutto quello che sappiamo, prima di tutto quello che facciamo oggi.
Per questo non sopportiamo quelli che parlano di webcopywriting o di webgraphic come se fossero qualcosa di un altro mondo. Per questo, pur amando il web per le sue possibilità espressive, lo consideriamo un mezzo come altri. Per questo quando qualcuno sostiene il contrario rispondiamo   E sticazzi? –

 

Pre Sticazzi 2

In agenzia abbiamo un copy fenomenale, uno che, per dirla alla maniera dell’ispettore Callaghan, “Mangia crusca con tutta l’accademia e caca testi che ammazzano qualunque resistenza all’acquisto”.
Ma più di tutto, Erberto Novolino è noto per essere l’unico al mondo capace di spiegare e declinare con l’intonazione della voce tutte le accezioni dell’espressione Sticazzi.

 

New business? Sticazzi.

Ovvero, la rivelazione della santissima trinità SEO/SEM/Webwriting e dei suoi poteri.

Un lunedì mattina, Mino, il grosso grasso titolare greco, si presenta in riunione accompagnato. Lei è bionda, alta e bellissima: praticamente la madonna. Mino ci fa un bel discorso sulla crisi del settore, sulla necessità di orientarsi verso new business, sull’importanza dell’aggiornamento.  Noi sentiamo puzza di ristrutturazione (leggi: licenziamento). A un certo punto, Mino sorride e annuncia l’apertura della nuova divisione dell’agenzia: la scuola “superiore” di web marketing/webcopywriting. Dopodiché ci presenta la bionda. Lei è Svetlana, esperta SEO/SEM e chissà che altro. Sarà per colpa della minigonna con vista sulla perfetta depilazione inguinale oppure delle strategiche procacità messe in evidenza da un magnifico wonderbra (se mai ce ne fosse stato bisogno) ma cominciamo a vederla un po’ meno madonna.

Fatto sta che Svetlana comincia a parlare col suo accento di Cacàia Russìa, qualcosa come – Raguazzi, nuoi duobbiamo ottimizzuare le risuorse e farluo juast in tuaim puer puenetruare un mercuato muolto compuetitivo… –
Senza far uso del dizionario Idiotmktg/Italrusso comprendiamo che dovremo essere noi i docenti di questa new business area (con lo stesso stipendio di prima) sotto la sua supervisione.
Alla fine, Svetlana ci distribuisce delle dispense, perché sostiene – Questuo è aggiuornamuento puer vuoi viecchi crìativui. Questuo è mio metuodo infallibuile per fare divuentare vuoi, ignuoranti di web e comunicatuori spienti di old miedia, vueri espuerti di SEO/SEM/Webcuopywriting –
Ma non è finita.
Svetlana chiude con l’assegnazione del compitino – Io e Mino staruemo viua unua settimuana per cuontatti novj clientui. A nuostro rituorno vuogliamuo veduere campuagna viral per nuova scuola, già pruntua con montuagna di contattui. Seguite mio metuodo infallibuile –
– E sticazzi! – Esclama Erberto .
– Bruavisimo! – Risponde Svetlana

– Aggressivui, incazzatui, proattivui. Cuosì vi vuoglio: propriuo cuome sticatzi.

Questa è la paruola che vuoglio sentire -.

 

Mecojoni/Sticazzi.

Ovvero, come mandare in vacca una business idea applicando le tecniche più avanzate SEO/SEM/ Webcopywriting.

Due giorni a leggere, studiare, tenere sullo stomaco, vomitare le muagiche dispense della sorella markettara di Natasha Stephanenko.
Due giorni a discutere di Header 1, Header 2, Header elevato alla enne, titoli a effetto, effetto sòla, numeri-e-parole, parole-e-numeri, infografica & freccette, testimonianze di casi di successo di testimonial sconosciuti, rapporti di conversione, conversione al dio SEM, click in abbondanza come al poligono di tiro, ranking e leadership, leadership di tremila aziende nello stesso settore e nella stessa area geografica, elenchi puntati, elenchi numerati, elenchi della spesa e conti che non tornano, offerte imperdibili, offerte irripetibili, offerte che non si possono rifiutare, blocchi di testo, blocchi di informazioni, blocchi mentali, caption captiose, teaser tesi alla fregatura, messaggi d’impatto, impatto dei satelliti e tutto quello che avevamo già visto, sentito e (ahinoi) applicato nelle nostre precedenti e misere vite di comunicatori degli old media.
Erberto Novolino esprime il suo parere illuminante – Me cojoni! –
Lui conosce bene la differenza fra “me cojoni” (accidenti) e “sticazzi”(uno dei suoi significati ma non “accidenti”) e io so che quando resta stupito è perché sta per concepire qualcosa di stupefacente.
Detto, fatto. Erberto mi espone l’idea di partenza e in un paio di giorni implementiamo un sito farlocco della scuola di web-so-tutto-io col nome della nostra agenzia. Una parte la lasciamo under costruction e in un’altra mettiamo un form per la richieste di info che arrivano direttamente sulla mail privata di Mino. Il resto del gioco consta di qualche landing page “da manuale-metuodo infallibuile” e un po’ di banner sapientemente piazzati e scritti.
Il risultato non è la redemption luminosa di FIAT LUX ma ci va molto vicino.
In due giorni la posta di Mino è intasata dalle richieste di info.

Come abbiamo fatto?

Abbiamo infarcito i soliti discorsi di successo con tanti di quegli sti cazzi e me cojoni che gli utenti, completamente disorientati, storditi, incapaci di prendere una decisione cosciente ma fatalmente attratti dalla volgarità del discorso, si sono precipitati a compilare il form per le info.

In altre parole abbiamo seguito alla lettera i consigli della guru coscialunga Svetlana.

Va da sé che lo sputtanamento dell’agenzia è stato pari al successo della burla, che Svetlana è andata a zarinizzare qualcun altro e che Mino ci ha licenziati pur comprendendo il suo errore.
Certo, non abbiamo fatto una mossa molto furba per la nostra carriera ma, secondo voi, potevamo lasciare che l’ultima bionda montata ci chiamasse vuecchi criativi ignuoranti di web e comunicatuori spienti di old miedia e restasse impunita?

La risposta, amici miei, è scritta nel web:
STICAZZI.

Web writer aziendale, fammi sentire magra!

Web writer aziendale, fammi sentire magraOvvero come gestire un blog aziendale nel modo giusto.

Beh, lo so, i web writer non vendono pillole magiche, non possono esaudire il mio sogno nel cassetto che consiste nello svegliarmi domani mattina con 20 kg in meno, né cucire abiti che mi facciano sembrare una taglia 42 (andrebbe bene anche 44) e allora… che titolo ho tirato fuori? Un titolo che ha un senso e, se solo avrete la pazienza di leggere tutto il post, lo capirete, almeno spero. In caso contrario mi comprerò una cyclette e comincerò a buttar giù questa trippa che mi porto dietro da una vita (anzi davanti :D).

I web writer scrivono testi per il web. Nella maggior parte dei casi testi mille volte rimaneggiati ripresi sempre dalle stesse fonti, che non portano assolutamente nulla di nuovo. La maggior parte delle volte testi inutili e lo dico senza alcun timore, perché l’ho fatto anche io e so di cosa parlo. Il problema è tutto nel costo del post, nella frequenza delle pubblicazioni, nella capacità di farti sentire parte di un progetto e quindi particolarmente interessato a parlarne e a lavorare per quel determinato progetto. Però, prima o poi, dobbiamo per forza cambiare, dobbiamo per forza evolverci, altrimenti rimaniamo articolisti di terza categoria pagati una miseria.

So cosa state pensando: e che mi metto a scrivere post curati impiegandoci un’ora o più per 5 o 6 euro? Ok, avete ragione, ma da qualche parte si deve pur cominciare, no? Meglio ne parliate con Riccardo Esposito, lui è bravo in questo campo. Comunque qual è il discorso? Il discorso è che il primo compito di un bravo web writer che gestisce un blog aziendale dovrebbe essere quello di risolvere un problema, di dare informazioni interessanti che risolvano una situazione. Insomma, se vendete patate, il vostro blog aziendale deve dare ricette sulle patate, deve spiegare come conservarle, deve dire come seminarle, coglierle, lavarle… sennò a che serve?

Chi legge il tuo blog è lì per sentirsi il mago della patata (no, non parlo di Rocco Siffredi), vuole avere la convinzione che la tua ricetta è quella giusta, che domenica stenderà la suocera con le patate sabbiate che tu le hai insegnato a fare, che il mondo le sorriderà e i complimenti fioccheranno. Altrimenti, la prossima volta leggerà Giallo Zafferano, non il blog aziendale gestito da te.

Alla fine, intendiamoci, chi se ne frega delle tue patate, le compro alla Coop e ciao. Ma se tu sai darmi quel qualcosa in più, quella informazione che mi serviva, quello che mi appaga… beh, allora prima di tutto lo faccio sapere ai miei amici e condivido il post su Facebook (o chi per lui), poi alla prima occasione compro le tue di patate, quelle che fritte sono veramente croccanti e non diventano nere.

E io? Come faccio a sentirmi magra? Non mi ci sento, a meno che uno di voi non apra un blog aziendale per quasi obesi… in quel caso segnalatemelo 😉

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