Webwriter freelance: 6 modi per guadagnare di più

La legge dei 50 centesimi ad articolo è dura da sconfiggere. L’importante è fare massa, la qualità è un optional: scrivi fuffa e vivi tranquillo con pochi euro sul conto paypal. Forse va bene così.

Sei un webwriter. Ecco 6 modi per guadagnare di più

Ma tu sei come me. Questa condizione non ti basta e hai deciso di accettare solo clienti degni di tale nome. Hai deciso di lavorare, farti pagare e guadagnare di più.

Hai fatto bene, sono con te. Per questo voglio suggerirti 6 modi per guadagnare di più con il tuo lavoro di webwriter. Come un vero professionista.

1. Preventivo

Tutto inizia dal preventivo: come scriverlo? Esistono delle regole di base per dare al preventivo una chance in più? Io seguo questo percorso, e mi trovo bene:

  • Massima chiarezza su quello che posso e non posso fare.
  • Massima chiarezza su obiettivi, responsabilità, compiti.
  • Massima chiarezza su prezzo e scadenze.

La chiarezza è la chiave del tuo preventivo, ma l’ultimo punto merita di essere approfondito. Lo farò nel prossimo paragrafo. Nel frattempo ti consiglio questo post di Giuliano d’Ambrosio: Creare un Preventivo Efficace. Cosa non deve mai mancare?

2. Tempo

Il tempo è importante nel lavoro di un webwriter. Ogni ora della giornata ha un prezzo, e non puoi permettere che venga ignorato. Consideriamo due strategie per guadagnare di più sfruttando il fattore tempo.

  • L’urgenza ha un costo extra. La consegna standard prevede un prezzo, quella tempestiva un altro. Prendere o lasciare.
  • La disponibilità ha un costo extra. Dopo le 18.00 si chiudono le telefonate e le email di lavoro. Se vuoi una disponibilità maggiore devi pagare.

3. Manutenzione

Molti webwriter lavorano a chilo. Tu no, tu curi ogni dettaglio del testo. Per questo sei sempre disponibile per revisioni e piccole correzioni.

Questo è un aspetto che devi far presente al cliente: sta pagando un testo e il supporto del webwriter. Un supporto che deve essere presente, ma non eterno. La modifica non deve diventare una continua riscrittura.

Come si evita il circolo vizioso? Devi far capire al cliente che l’esperto sei tu, non lui. E che il suo punto di vista non è per forza quello del potenziale cliente.

4. Consigli

Il tuo cliente ha bisogno di consigli. Sempre. Deve prendere decisioni cruciali, e tu sei la persona giusta da interrogare.

Sii disponibile con il tuo cliente. Se possibile, indirizzalo verso la giusta strada senza chiedere un compenso. Probabilmente avrà un motivo in più per accettare e pagare il tuo preventivo.

5. Servizi aggiuntivi (utili)

Ti contattano per un pacchetto di 10 articoli, ma tu hai l’occhio lungo: hai esperienza e individui subito i punti deboli del tuo cliente. Segnateli ed elencali in una una email sincera e obiettiva.

Devi essere un riferimento indispensabile, una persona che ispiri fiducia. C’è un problema da risolvere? Un blog da ravvivare? Tu puoi essere la persona giusta al momento giusto.

6. Evangelizzazione

Chiudo con un punto che racchiude l’essenza del webwriter freelance: l’evangelizzazione. Ovvero il tuo impegno nel far comprendere ai clienti l’importanza di un professionista pagato come tale.

Per raggiungere questo obiettivo devi lavorare sull’importanza delle parole. Con le parole giuste puoi guadagnare di più, per questo devi investire sul fronte webwriting. Che ne dici di questo video?

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Dalla D eufonica alla D euforica.

dalla d eufonica alla d euforicaPer parlare di eufonia non tirerò in ballo il greco antico, anche perché, salvo una manciata di radici e desinenze orecchiate qua e là, non lo conosco. Non mi richiamerò nemmeno alla storiella fantasinfonica scritta da Berlioz, ambientata nel 2.344 in una musicale città ideale. Non sarebbe appropriato, dato che in questo preciso momento sto ascoltando Blitzkrieg Bop dei Ramones, due minuti di rock and roll minimale il cui titolo è una sublime cacofonia neo dadaista-futurista, roba che ha ben poco da spartire con le elucubrazioni da pentagramma del compositore ottocentesco.

Per parlare di eufonia, nei confronti della quale ammetto di provare antipatia, dirò invece di quando la d eufonica diventa euforica. Di quando corre, entusiasta, ad attaccarsi alla preposizione “a” e alle congiunzioni “e” e “o”, buttandosi indistintamente su tutte le vocali single che incontra, senza pensare che potrebbe limitarsi a farlo quando la vocale della parola successiva è la stessa o in casi disperati come “ad esempio”.

A dare alla d eufonica questo slancio arcaicizzante contribuisce il malsano amore che nutrono per lei non solo i maestri e le maestrine del Libro Cuore, ma anche parecchi clienti. Per non parlare di quei grafici che l’addizionano di nascosto ai testi degli ignari copywriter. Credo ne abusino anche quando scrivono con l’iPhone, nonostante la tastierina da pollice non incoraggi ad aggiungere, ma caso mai a togliere: stanno rapidamente trasformando la d eufonica in d iphonica.

Io, incurante, continuo a usare la d eufonica solo quando è strettamente necessario. Meno la metto in un testo e meglio sto. Un’headline in cui ce n’è più di una già mi infastidisce. D’altra parte nel mio slogan preferito, il più impattante a memoria d’uomo, la d eufonica non c’è. Anzi, non c’è proprio la d. Fa così: “Hey! Ho! Let’s Go!”. Indovinate chi l’ha inventato.

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