Lo storytelling a Napoli.

Lo storytelling a NapoliTeoria e applicazioni pratiche

Liberamente tratto da Wikipedia:

Storytelling è una metodologia e disciplina che usando i principi della retorica e della narratologia crea racconti influenzanti in cui vari pubblici possono riconoscersi. Lo storytelling è oggi massicciamente usato dal mondo dell’impresa, dal mondo politico, e da quello economico. Si parla anche di storytelling management per promuovere e posizionare meglio valori, idee, iniziative, prodotti, consumi. (…) Il successo di questa disciplina è determinato dal fatto che il racconto è una forma di comunicazione naturale e intuitiva, capace di coinvolgere le persone.”

Quando ho sentito per la prima volta questo termine, qualcosa si è risvegliato nella mia memoria. A Napoli, in Pignasecca, un quartiere di mercato molto popolare, c’è un’intera famiglia che si mantiene con un’enorme bancarella. Non vendono un prodotto in particolare. Il prodotto cambia a seconda della stagione. Così ad esempio d’estate vendono costumi da bagno, asciugamani, accessori per la spiaggia, eccetera. Ogni volta il “titolare” lancia la sua campagna pubblicitaria e non avendo a disposizione tv, stampa e affissione, lo fa con l’unico mezzo gratuito di cui dispone: la voce, usata a volumi inumani.

Facciamo un esempio pratico.

Prodotto: borse da mare.

La narrazione, tutta rigorosamente urlata, prospetta al target, cioè ai passanti che non possono effettivamente fare a meno di ascoltare, la peggiore situazione possibile, lesiva della stessa dignità di essere umano qualora il prodotto in oggetto non venisse acquistato. Una sorta di negative approach molto maccheronico.

“Accattatev’ ‘a borz! Sinnò cumm’ facit’? Jat’ ‘o mar’ c’asciugaman’ sott’ ‘o bracc’? Ch’ figur’ ‘e ‘mmerd!”

(trad: Compratevi la borsa, altrimenti come fate? Andate al mare con il telo sotto il braccio? Che brutta figura!)

La proiezione mentale di se stessi in spiaggia senza l’indispensabile accessorio in cui tenere portafogli, cellulare e teli, appare nitida, così come tutto il disagio oggettivo che questo provoca. Alcuni cominciano a sudare. A quel punto non comprare la borsa, anche se è veramente orrenda, è praticamente impossibile.

E questo, cari 25 lettori, è lo storytelling.

 

Fonte immagine

Il copywriter. Che cos’è.

Il copywriter, che cos'è.IL COPYWRITER SPIEGATO AI GENITORI DELLO STESSO

Copywriter n.m.f. [pl. –s] (fam. redactores creativi et iucundi)

All’esclamazione “Voglio fare il copy!” il genitore medio, che non ha altri casi di copywriter nell’albero genealogico e ignora anche il significato di questa parola, generalmente non è preparato al fatidico annuncio del suo pargolo. Egli sognava per il figlio una carriera di medico, avvocato, ingegnere, dentista. Alla peggio insegnante o impiegato previo superamento concorso nella pubblica amministrazione. Il povero padre e la sfortunata madre erano totalmente all’oscuro che il figlioletto adorato coltivasse cotanto sogno. Ma poi il copy… Cosa fa il copy? Il suo lavoro gli darà da mangiare? Potrà pagare il mutuo della casa? Potrà avere figli? Che cos’è un copy? Continua a leggere

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