Vitelloni di ieri e di oggi: il ritorno del maschio… latino

Ci sono stereotipi e comportamenti che non cambiano mai e sfidano il tempo.

Ad esempio il vitellone con un’idea fissa: quella.

Vitelloni di ieri e di oggi

Negli anni’80 quando andavano di moda telefilm patinati come Miami Vice tutti cercavano di imitare i protagonisti indossando vestiti alla moda, cercando di frequentare location suggestive, belle donne e soprattutto… parlando un inglese maccheronico. Così il giorno dopo al bar il vitellone raccontava agli amici come aveva trascorso la serata più o meno così:

Saldo il check del brunch con la Master Card. Ho un meeting con la mia girlfriend nell’interland della city per una preview del blockbuster. Arrivo a bordo della mia spider con lo smoking. Lei è glamour e durante il summit con un bliz le propongo un weekend. Risponde okey. Ma prima un break per un drink nel mio loft. I kids in jeans sono con la baby sitter nel baby garden a giocare col go kart. Spingo play su un dvd adults only troppo hard e lei preme stop. Vediamo Grey’s Anatomy in prime-rate sdraiati sulla chaise-luonge, bevendo Coke e fumando Chesterfield. Il mood è soft, la privacy al top e ho un escalation per l’happening. Volano papillon, boxer, guêpière e slip. Siamo sulla moquette. Raggiungo la pole position al ralenty per aumentare la suspance del mio target e gioco il mio atout: “Ritardante per lui stimolante per lei”. Lo score della mia performance? Top secret, nonostante tutto sono sempre un gentleman.

Oggi l’esterofilia è divenuta parte del nostro vocabolario quotidiano e non ci facciamo più caso. Però da qualche giorno sta riaffiorando dal dimenticatoio una lingua che molti credevano morta e sepolta. Il Latino. Il ritrovamento di una tavoletta con inciso il resoconto di un vitellone a.C. conferma la tesi di partenza: nei secoli è cambiato il modo di esprimersi ma per certi vitelloni l’idea fissa resta sempre e solo quella.

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Il presente stoico.

il presente stoicoLucio Anneo Seneca nasce nel 3 a.C a Cordoba. Il padre si trasferisce a Roma quando il figlio è ancora molto giovane. Seneca si interessa presto alla filosofia. Frequenta le lezioni di diversi maestri, appartenenti a scuole filosofiche diverse. I suoi rapporti con il potere politico sono difficili, in particolar modo con gli imperatori. Caligola gli è molto ostile, tenta perfino di farlo uccidere. Anche Claudio non gli rende la vita facile, esiliandolo in Corsica, dove rimane per diversi anni. Accetta, ormai cinquantanne, l’incarico di precettore di Nerone, futuro imperatore, esercitandolo fino a quando non si ritira a vita privata. Con l’accusa, infondata, di aver partecipato a una congiura, nel 65 d.C. Seneca viene costretto da Nerone a darsi la morte.

Oltre sessant’anni trascorsi, si direbbe, in un attimo. Narrati al presente. Niente a che vedere con l’idea di simultaneità del futurismo, nulla a che fare con alcun avanguardismo storico. Qui di storico c’è solo il presente, il presente storico, tempo artificioso che sotto la finta immediatezza nasconde il banale proposito di aggirare una difficoltà, riducendosi a espediente per evitare di spaccarsi a coniugare i verbi secondo le regole della “consecutio temporum”.

Non è uno sfoggio di erudizione. Il meccanismo per far ingranare bene l’uno con l’altro i tempi dei verbi si chiama così e il fatto che finisca in “orum” non lo ammanta di alcuna aura. In fin dei conti il latino è la lingua morta che usavano i nostri avi da vivi, quotidianamente, anche quando se ne stavano sugli spalti del Colosseo, dell’arena di Verona, di quella di Pola e di chissà quanti altri anfiteatri a raccontarsela, buttando ogni tanto l’occhio sui tipi che si scannavano nella polvere. Reperti organici giunti sino a noi testimoniano che il populus romanus mentre assisteva a quei macelleria-show sgranocchiava ignobilmente del cibo. In cosa consistesse esattamente il pop corn del tempo credo ce lo potrebbe dire con certezza solo il figlio di Piero Angela.

Tutto questo, digressioni inutili comprese, per arrivare a dire che il presente indicativo, costretto per moda a diventare storico, alla fine ha preso la faccenda con filosofia. Rifacendosi a quegli antichi pensatori, tra cui guarda caso Seneca, che perseguivano l’ideale del dominio sulle passioni, ha deciso di trasformarsi in presente stoico e, come tale, di fregarsene di tutto, anche di essere usato per raccontare il passato. E ha fatto bene. Parola mia. Parola di uno che nacque nel 1965, ora sta vivendo e un domani – si spera non trafitto da una “sica”, arma dei gladiatori traci da cui “sicario” – se ne andrà. Magari col dizionario etimologico ancora in mano.

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