Another Bic in the wall.

another bic in the wallImmaginare che il copywriter si trasformi in writer.

Non di quelli che scrivono i libri, ma i muri. Un graffitaro. Mica per velleità streetartistiche. Per rivalsa. Per concedersi il piacere di evadere dalle celle monacali di norma riservate alle sue parole, mortificate nello spirito e soprattutto nel corpo, quando va di lusso ridotto all’otto, cioè praticamente all’osso.

Per poter fuggire dalla prigione degli ingombri grafici e diventare ingombrante. Per protesta. Per cercare di scalfire il muro di gomma su cui rimbalzano i desideri di chi vorrebbe, giustamente, sovvertire le regole della comunicazione. Per provare ad abbattere il muro che divide il “si può fare” dal “non lo faccio perché finora non è mai stato fatto”.

Per far sì che il body del bodycopy sia libero di ingrassare senza sentirsi rifiutato. Per lasciare, viceversa, che un’headline sia libera di dimagrire senza sentirsi dire che dietro la sua scelta c’è una componente patologica.

Per rovesciare le gerarchie. Per inscenare una provocazione utile a far capire che è il titolo a nascere dal testo e non il contrario.
Nel primo dei graffiti che farò scriverò PER.

Dalla D eufonica alla D euforica.

dalla d eufonica alla d euforicaPer parlare di eufonia non tirerò in ballo il greco antico, anche perché, salvo una manciata di radici e desinenze orecchiate qua e là, non lo conosco. Non mi richiamerò nemmeno alla storiella fantasinfonica scritta da Berlioz, ambientata nel 2.344 in una musicale città ideale. Non sarebbe appropriato, dato che in questo preciso momento sto ascoltando Blitzkrieg Bop dei Ramones, due minuti di rock and roll minimale il cui titolo è una sublime cacofonia neo dadaista-futurista, roba che ha ben poco da spartire con le elucubrazioni da pentagramma del compositore ottocentesco.

Per parlare di eufonia, nei confronti della quale ammetto di provare antipatia, dirò invece di quando la d eufonica diventa euforica. Di quando corre, entusiasta, ad attaccarsi alla preposizione “a” e alle congiunzioni “e” e “o”, buttandosi indistintamente su tutte le vocali single che incontra, senza pensare che potrebbe limitarsi a farlo quando la vocale della parola successiva è la stessa o in casi disperati come “ad esempio”.

A dare alla d eufonica questo slancio arcaicizzante contribuisce il malsano amore che nutrono per lei non solo i maestri e le maestrine del Libro Cuore, ma anche parecchi clienti. Per non parlare di quei grafici che l’addizionano di nascosto ai testi degli ignari copywriter. Credo ne abusino anche quando scrivono con l’iPhone, nonostante la tastierina da pollice non incoraggi ad aggiungere, ma caso mai a togliere: stanno rapidamente trasformando la d eufonica in d iphonica.

Io, incurante, continuo a usare la d eufonica solo quando è strettamente necessario. Meno la metto in un testo e meglio sto. Un’headline in cui ce n’è più di una già mi infastidisce. D’altra parte nel mio slogan preferito, il più impattante a memoria d’uomo, la d eufonica non c’è. Anzi, non c’è proprio la d. Fa così: “Hey! Ho! Let’s Go!”. Indovinate chi l’ha inventato.

Fonte immagine

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...