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Informazioni su Daniela Montieri

Lavoro da Roma per clienti e agenzie che sono ovunque fuorché a Roma, il che è comodissimo, soprattutto per Trenitalia. Mi esprimo “in modo strano”, almeno a detta di amici, cosa che però è un vantaggio sul lavoro. Adoro scrivere testi comici, cosa che invece non sempre è un vantaggio sul lavoro. Ho lavorato e lavoro per Expedia, UPS, Lavazza, Q8 Italia, Marcopolo Expert, Banca Popolare di Bari, Alpitour, ING Group, Technogym, Johnson&Johnson, sforzandomi di rimanere seria. Sono la moglie di un mago e mamma felice di due blog e un bellissimo bimbo.

Album Direttori Creativi Italiani

album direttori creativi italianiDal 4 maggio 2012 parte “Il Grande Venerdì di Enzo”. L’attesissima raccolta dei più importanti direttori creativi italiani. Cosa aspetti? Collezionali tutti!

Dal nostro inviato a Roma. Finalmente venerdì scorso si è svolto l’incontro amichevole che tanti giovani – e meno giovani – creativi sognavano da sempre. Tanti direttori creativi riuniti nei campi di Roma e Milano, senza pericolo di fuga, tutti da collezionare, interrogare, incuriosire, portfolizzare, e addirittura gratis! L’occasione è ghiottissima e tutti noi più o meno giovani siamo stati portati a questo evento imperdibile dalla panza, in nome di Enzo Baldoni, uno dei più grossi esempi di creatività e curiosità che la pubblicità italiana possa vantare. Continua a leggere

Bim Bum Bamboccioni

bim bum bamboccioniIl vero motivo per cui la generazione cresciuta a pane e cartoni non lascia la casa di mammà.

Uno dei temi caldi degli ultimi anni, molto diffuso tra giornalisti, sociologi con velleità da showman e “opinionisti” di vario o nessun titolo, è la famigerata “generazione dei bamboccioni”. Ultratrentenni che si ostinano a prolungare la loro adolescenza, rimanendo fissi a casa di mamma e papà, anche se lavorano e potrebbero iniziare la loro vita adulta in qualsiasi momento. Continua a leggere

È successo in un garage.

è successo in un garageLe imprese straordinarie di chi non ha voluto tenere parcheggiata la propria vita.

Sto cominciando a maturare la convinzione che se vogliamo fare davvero qualcosa per avere successo nella vita, dobbiamo procurarci una casa col garage. Ma va bene anche solo il garage

Ho appena finito di leggere il libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Il romanzo parla di due ventenni napoletani, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, emuli di Steve Jobs e Steve Wozniak, che tentano di mettere in piedi un’attività nel garage di famiglia per costruire un computer rivoluzionario come i due più famosi informatici americani. Steve Jobs infatti, nel suo discorso ai neolaureati di Stanford, racconta di come a 20 anni abbia iniziato a fare i primi esperimenti proprio nel garage dei genitori.

Mentre leggevo ho inziato a ricordare altri casi famosi, sempre nati in un garage, e li ho cercati su internet per curiosità.

Google è forse il migliore esempio di storia di successo del web. Nato in un garage della Silicon Valley per mano di due studenti americani di 23 e 24 anni, Larry Page e Sergey Brin, è diventato velocemente il motore di ricerca più utilizzato al mondo, inseguito da tutti i concorrenti.

Un altro caso famoso è quello di Jeff Bezos, il padre di Amazon, la libreria virtuale più grande del pianeta e l’inventore dell’e-commerce. La sua è l’ennesima storia del sogno americano, cominciata a Seattle, in un garage adibito a magazzino, con tre computer, un capitale di investimento di 300mila dollari e un’intuizione davvero azzeccata: usare Internet per l’acquisto di libri online.

Sempre in campo web, c’è anche la storia recente di tre ragazzi milanesi, Augusto MariettiMarco Palladino e Michele Zonca, 22, 21 e 28 anni, inventori di Mashape, un sito web dedicato agli sviluppatori, un luogo in cui è possibile creare un’applicazione in un’ora e decidere di distribuirla subito gratis o a pagamento sul mercato. Per trovare i finanziamenti e portare avanti il loro progetto, sono stati costretti ad andare negli Stati Uniti, ma anche la loro storia è iniziata in un garage di Milano.

E restando in Italia, anche nel nostro paese abbiamo casi di successo garagistico. Prendiamo Technogym. La leggenda (nonché il sito ufficiale) narra che le prime attrezzature per la palestra furono progettate e realizzate da Nerio Alessandri direttamente nel proprio garage di casa, frutto del suo entusiasmo per lo sport, della passione per la meccanica, assieme al grande amore per il design.

Il garage è comunque sempre la location vincente. In un piccolo garage, oltre 100 anni fa, nasceva la Ford Motor Company, e in questo caso almeno il prodotto finale è abbastanza attinente al luogo in cui è venuto al mondo. In un altro garage ancora, lavorando di notte in gran segreto, Walt Disney e il suo braccio destro Ub Iwerks prepararono in tutta fretta il primo film di Mickey Mouse. Disney avrebbe potuto disegnare il suo famoso topo ovunque, anche in bagno, ma ha scelto il garage dello zio per iniziare.

Usarlo solo per metterci dentro l’auto è banale. Tenere parcheggiato il proprio avvenire e non vivere la propria vita ma quella di un altro, come diceva Steve Jobs, è ancora peggio. Se ci frulla in testa qualche buona idea, facciamo un giro in garage, magari porta bene.

Lo storytelling a Napoli.

Lo storytelling a NapoliTeoria e applicazioni pratiche

Liberamente tratto da Wikipedia:

Storytelling è una metodologia e disciplina che usando i principi della retorica e della narratologia crea racconti influenzanti in cui vari pubblici possono riconoscersi. Lo storytelling è oggi massicciamente usato dal mondo dell’impresa, dal mondo politico, e da quello economico. Si parla anche di storytelling management per promuovere e posizionare meglio valori, idee, iniziative, prodotti, consumi. (…) Il successo di questa disciplina è determinato dal fatto che il racconto è una forma di comunicazione naturale e intuitiva, capace di coinvolgere le persone.”

Quando ho sentito per la prima volta questo termine, qualcosa si è risvegliato nella mia memoria. A Napoli, in Pignasecca, un quartiere di mercato molto popolare, c’è un’intera famiglia che si mantiene con un’enorme bancarella. Non vendono un prodotto in particolare. Il prodotto cambia a seconda della stagione. Così ad esempio d’estate vendono costumi da bagno, asciugamani, accessori per la spiaggia, eccetera. Ogni volta il “titolare” lancia la sua campagna pubblicitaria e non avendo a disposizione tv, stampa e affissione, lo fa con l’unico mezzo gratuito di cui dispone: la voce, usata a volumi inumani.

Facciamo un esempio pratico.

Prodotto: borse da mare.

La narrazione, tutta rigorosamente urlata, prospetta al target, cioè ai passanti che non possono effettivamente fare a meno di ascoltare, la peggiore situazione possibile, lesiva della stessa dignità di essere umano qualora il prodotto in oggetto non venisse acquistato. Una sorta di negative approach molto maccheronico.

“Accattatev’ ‘a borz! Sinnò cumm’ facit’? Jat’ ‘o mar’ c’asciugaman’ sott’ ‘o bracc’? Ch’ figur’ ‘e ‘mmerd!”

(trad: Compratevi la borsa, altrimenti come fate? Andate al mare con il telo sotto il braccio? Che brutta figura!)

La proiezione mentale di se stessi in spiaggia senza l’indispensabile accessorio in cui tenere portafogli, cellulare e teli, appare nitida, così come tutto il disagio oggettivo che questo provoca. Alcuni cominciano a sudare. A quel punto non comprare la borsa, anche se è veramente orrenda, è praticamente impossibile.

E questo, cari 25 lettori, è lo storytelling.

 

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Flessibilità.

Orario di ricevimento del reparto creativo

Un giorno, in un’agenzia immaginaria, arrivò a tutti un’e-mail misteriosa che comunicava i nuovi orari di ricevimento dell’amministrazione. Fu così che tutti in agenzia vennero a conoscenza dell’esistenza di un ufficio amministrazione (a cui rivolgersi negli orari indicati).

Questo avvenimento solleticò il senso dell’umorismo del cosiddetto “reparto creativo”, la cui fauna diversificata stilò un orario personalizzato, così, tanto per il piacere di tenere alto il morale della ciurma.

Dal seguente orario è possibile desumere caratteristiche e peculiarità di alcune figure tipiche che normalmente popolano questo reparto – oppure sono in visita. Continua a leggere

Educazione musicale: il gattino che non sapeva miagolare.

educazione musicalePiccoli copy cantano.

Io ho sempre sofferto di mal d’auto. Quand’ero piccola e dovevamo fare un viaggio in macchina, mio padre, per distrarmi, sceglieva una canzone e giocavamo insieme a cambiare le parole. Sorvoliamo sul fatto che prima mi educhi da copy e poi ti lamenti… Mio padre, dicevo, aveva una particolare avversione per la canzoncina “C’era una volta un piccolo naviglio”, che lui riteneva ridondante e assolutamente priva di senso. Viaggio dopo viaggio, strofa dopo strofa, ne facemmo quindi una nostra rivisitazione in chiave gattofila. Eccola qui: Continua a leggere

Speranze Romane.

Brevi vacanze romaneImpressionanti serpenti di lamiera che si allungano per chilometri, si incrociano e si sovrastano, inanellando le loro spire in un dedalo pauroso, impossibile da sconfiggere per chiunque se lo trovi davanti per la prima volta, causando rabbia, nervosismo, isterismo, esaurimento nervoso, depressione, contemporaneamente o anche in ordine sparso.

Questa è una sommaria descrizione del traffico di Roma. Ma rispettiamo la cronologia degli eventi.

Marco e io, lasciata la prole alle amorevoli cure della nonna, giungiamo nella capitale un giovedì sera tra le 9 e mezza e le 10. Il traffico a quell’ora non c’è. I romani si sono finalmente placati, hanno parcheggiato tutto il parcheggiabile e sono ermeticamente chiusi nelle loro case.

Imbocchiamo quindi il famoso raccordo anulare, prendiamo la nostra uscita e ci troviamo subito in un susseguirsi di rotonde spuntate dal nulla, della cui esistenza il nostro navigatore appare assolutamente  ignaro. Noi però abbiamo il dono della vista (più o meno) e conserviamo ancora la capacità di leggere i cartelli stradali.

Ovviamente ci perdiamo – o crediamo di perderci – dopo 5 minuti. Il navigatore continua a sostenere che raggiungeremo il punto di arrivo nei prossimi 2 minuti. È un navigatore ottimista. Marco controlla il livello della benzina sul cruscotto e mi tranquillizza: “Non ti preoccupare, se dovessimo perderci abbiamo ancora 454 km di autonomia.” C’è ancora speranza.

La nostra dipendenza dalla tecnologia è avvilente.

L’hotel di design a Roma

brevi vacanze romane hotel romaFinalmente arriviamo al nostro Hotel (di cui booking.com mi chiede la solita recensione). Arrivati lì ci si pone il problema del parcheggio. Marco si ferma in zona rimozione, io entro e chiedo se ne hanno uno. “Sì, laggiù di fronte, dove c’è l’insegna luminosa PARCHEGGIO. È convenzionato.” Anticipo subito che “convenzionato” significa che lasciare l’auto lì per una notte ci costa 18 euro anziché 20, un affare.

L’hotel è un hotel “di design”. Non saprei come estrinsecare oltre questo concetto, perché l’hotel tu lo vedi e pensi che è proprio “di design”. Ora non so se tutti gli alberghi di Roma sono così curati nei dettagli. Questo ha la hall fucsia e grigio scuro e un bancone bianco che avvolge la reception in spire di… diii… di design!

La camera è piccola ma molto accogliente, sui molteplici toni del beige tortora e del grigio topo. Sul letto alla francese c’è un copriletto zebrato corto che riprende i motivi in bianco e nero della

moquette e della sedia, tutti completamente diversi tra loro ma che incredibilmente non stonano.

brevi vacanze romane hotel roma

In bagno ci sono un lavandino di design, un bidet di design, un gabinetto di design e una doccia con lo scarico otturato. Ci si deve fare una doccia rapida, altrimenti l’acqua straborda e si allaga tutto il bagno. Anche bagno schiuma e shampoo sono ovviamente di design, tutti in bella mostra nei loro campioncini sofisticati. Si aggiungono la cuffietta per la doccia in un’apposita confezione, una piccola spazzola lustrascarpe, sempre confezionata, e una praticissima saponetta cubica.

Noi però ci accertiamo che l’unica cosa per cui abbiamo prenotato quell’hotel funzioni: il wi-fi.

Il traffico, sempre a Roma

breve vacanza roma trafficoDopo una notte terrificante durante la quale nell’hotel di design faceva un caldo infernale, io e Marco, in una splendida giornata di anticipo di primavera, ci intrufoliamo a Roma. Avendo impegni diversi però ci dividiamo. Lui prende la macchina facendosi derubare dal parcheggio “convenzionato” e va alla sua destinazione, io scelgo i mezzi pubblici per addentrarmi nella città.

Grazie all’Atac, che si è immaterializzata in un perfetto esempio di sito web che ti dice per filo e per segno come arrivare nel posto dove devi arrivare, so esattamente cosa fare. Al contrario di Napoli, a Roma autobus e tram passano e passano spesso. E soprattutto passano sul serio! Perdo il primo 90 ma magicamente in meno di 5 minuti me ne ritrovo davanti subito un altro.

Tra tram e metropolitana mi ci vuole esattamente un’ora per arrivare dall’altra parte di questa città immensa e fare tutto quello che devo fare, dopodiché chiamo Marco, che più o meno contemporaneamente ha terminato i suoi appuntamenti. Marco è fuori Roma e non gli va di aspettare da solo l’altra ora che almeno mi occorre per raggiungerlo con i mezzi di trasporto. Decide allora di affidarsi al navigatore satellitare Garmin, in cui lui ripone la stessa fede religiosa dei pellegrini che vanno a Lourdes.

“Il navigatore dice che ci vuole solo una mezz’oretta per raggiungerti [al centro di Roma, ndr]. Adesso ti vengo a prendere.” Ora, Marco rappresenta la calma, la pazienza e la temperanza personificate. Gandhi in confronto a lui era un nevrotico. Ed è con questo stato d’animo che parte per l’odissea.

Garmin: “Prosegui – per – 500 – metri”

Marco: “Prosegui dove?!?! CAZZO!!!!”

Davanti a lui tre corsie che si dipanano parallelamente in tre direzioni diverse lungo la stessa carreggiata. Una delle insidie delle grandi metropoli, di fronte alle quali l’uomo, anche armato dei navigatori delle migliori marche, non può nulla. Un po’ come scegliere a caso tra la uno, la due e la tre. Il romano doc, che ha la cartina della città stampata nel cervello, sa benissimo quale corsia prendere, ma l’incauto visitatore, che non conosce la città, può anche impazzire.

E infatti dopo la famosa mezz’ora di attesa squilla il mio cellulare. “Vieni tu! Raggiungimi al Colosseo!! AL COLOSSEO!!! FAI PRESTO! PRESTO!!!”

La Grande Anima non aveva retto al Grande Traffico.

Quando lo raggiungo, dopo 13 minuti di metropolitana, è in stato di evidente agitazione. Mai visto così. D’altra parte negli ultimi quattro anni si è abituato ai piccoli centri della Romagna.

Epilogo

Dovevamo restare un’altra notte, ma Marco decide di ripartire subito e mettere più chilometri possibile tra lui e il caos (in cui io invece sguazzo come un paperotto).

Il traffico di Roma, protagonista assoluto, meritava di essere raccontato senza deviazioni.

Il profluvio digitale.

Noè e la crisi della pubblicità.

Agli albori del ventunesimo secolo il Direttore Creativo vide che l’incompetenza di tutte le agenzie sul digitale e sul web era grande, e che ogni progetto concepito in area digital non era altro che male. Il Direttore Creativo disse: “Licenzierò dalle agenzie tutti i copy, gli art, i grafici, gli account e tutti in generale, perché sono pentito di averli assunti”. Solo una piccola web agency, la “Navigare On-line È…”, meglio conosciuta come NOÈ, trovò grazia agli occhi del Direttore Creativo. Continua a leggere

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