Allontana Pugnitopo

Il tormentone di Frosinone.

A molti non sarà sfuggito l’ultimo, scoppiettante trend del mondo social: Frosinone Culone!

Ma in cosa consiste esattamente? Si invia un messaggio privato alla pagina ufficiale di un brand (meglio se si tratta di un’associazione sportiva, meglio ancora se di una squadra di calcio) e si chiede se si tratti della pagina ufficiale. Alla risposta affermativa, si risponde di getto “Frosinone Culone!”, e poi via ad arricchire la collezione personale di screenshot.

Il gesto goliardico, è intuibile, è partito dalla pagina del Frosinone Calcio, complice il recente esordio dei ciociari nella massima divisione calcistica nostrana.

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In breve tempo, tuttavia, il fenomeno si è esteso ad altre squadre, fino a lambire pagine che col calcio non hanno davvero nulla a che vedere.

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Ma perché tutta questa insistenza? Basta un rapido sguardo alla classifica per verificare come la stagione del Frosinone sia stata finora decisamente deludente: a tutt’oggi (venticinquesima giornata) 6 vittorie, 4 pareggi, 22 punti appena, per una terzultima posizione che non lascia presagire nulla di buono. Né il club frusinate sembra essersi macchiato di immeritati colpi di fortuna durante gli incontri con i team dei piani alti, tali da poter indirettamente condizionare l’esito del campionato. Da dove ha origine allora questo tormentone? Chi è stato il primo a pronunciare le due fatidiche parole?

La partita del secolo.

Per rispondere a questa domanda, bisogna fare un salto indietro di ben 22 anni per rivivere le gesta di due straordinari eroi. Grazie all’impareggiabile Wikipedia conosciamo anche la data esatta: il 24 Aprile del 1994. È la terzultima giornata del Girone G del Campionato Nazionale Dilettanti, e sul campo del Frosinone la capolista Giulianova è attesa dallo scontro diretto con la seconda in classifica. Gli abruzzesi vantano due lunghezze di vantaggio sui laziali, dunque con una vittoria chiuderebbero virtualmente il discorso qualificazione, guadagnandosi il meritato ritorno in Serie C2. Un pareggio andrebbe comunque bene, poiché lascerebbe invariate le distanze. Ma la sconfitta complicherebbe drammaticamente la situazione, poiché garantirebbe il sorpasso ciociaro, condannando il Giulianova a non essere più unico arbitro del proprio destino.

In campo la sfida è vibrante. I padroni di casa fanno sul serio, e si portano in vantaggio al 12′ con un colpo vincente di Pesacane. La replica giuliese non si fa attendere molto: al 35′ arriva il pareggio di Minuti. Ma dopo pochi minuti la situazione si complica nuovamente: al 40′ viene espulso Di Bari. Il Giulianova soffre l’inferiorità numerica, e al quarto d’ora della ripresa il Frosinone torna a colpire: è Russo che al 61′ insacca per i padroni di casa. I giallorossi precipitano di nuovo nell’incubo.

Sugli spalti c’è un uomo che soffre più degli altri. Vive l’angoscia fino in fondo, e la racconta con la sua inimitabile voce. Quell’uomo è il nostro primo eroe. Quell’uomo è il radiocronista del Giulianova. Quell’uomo è Francesco Marcozzi.

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Il nostro geme, sbraita, impreca come solo un vero tifoso potrebbe fare. La sua radiocronaca è talmente sentita che un tifoso la registra e la monta su una ripresa amatoriale del match. Il video finisce sul tavolo della Gialappa’s Band, e in breve tempo si trasforma in uno dei servizi cult nella storia di Mai Dire Gol, citato a memoria negli anni da ogni vero amante del calcio italiano: un buon esempio di quel viral pre-internettiano che ha indubbiamente trovato nel Magnotta la sua vetta più cristallina (ma questa è un’altra storia).

Vale senz’altro la pena di riportare la trascrizione dei momenti salienti della radiocronaca:

“Allontana Pugnitopo! L’11 in fuorigioco! ASINOOOOO! Attenzione pericolo! FUORIGIOCO! Era fuorigioco, il guardalinee non vede… FUORIGIOCOOOOO!!! Un ingapace, un ingapace… […]
Carabinieri, Polizia, arrestate il guardalinee! RAI, RAI, il guardalinee! Intervistate il guardalinee![…]
Parisi, traversone, in area, c’è Di Vincenzo, di testa… La palla va fuori, è punizione dice l’arbitro! […]
C’era stato un fallo, io l’ho visto, ma c’ha fatto l’arbitro? CORNUTI! Allora, stavamo parlando, come avete potuto capire dall’aggettivo, del guardalinee… […]
Ecco che si batte, tiro, TIRO, GO…PALOOOOO! PALO!!! Palo a portiere battuto, secondo una jella scarogna di tutti i colori! La difesa del Frosinone è stata fortunata, il portiere culone! […]
Vero, è stato fortunato il portiere? Frosinone culone! FROSINONE CULONE! MANNAGGIA LA M******!”

Ecco dunque svelata l’origine del mito: un palo a portiere battuto, che unito all’arbitraggio ostile condanna il Giulianova alla resa (l’arbitro, per la cronaca, era Ayroldi di Molfetta, in seguito illustre fischietto nella massima divisione). Ma è davvero tutto finito? C’è ancora tempo per un ultimo, disperato assalto.

In campo c’è un giocatore che ha disputato una partita esemplare, fatta di sacrificio e sudore. Marcozzi l’ha citato solo di striscio, ma basta un attimo per passare alla storia. Quell’uomo è il secondo eroe della giornata. Quell’uomo allo scoccare del 90′ segna il gol dell’incredibile pareggio. Quell’uomo è Sauro Pugnitopo.

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L’importanza di chiamarsi Pugnitopo.

È una vera beffa che alla storia non sia stata consegnata la registrazione del liberatorio urlo con cui l’incredulo Marcozzi avrà con tutta probabilità accolto il salvifico pareggio. Ciononostante, il granitico “Allontana Pugnitopo!” con cui si apre il frammento di telecronaca è bastato per scolpire il suo inconfondibile nome nella leggenda più autentica.

Ma chi era Sauro Pugnitopo? Grazie all’inestimabile lavoro di ricerca storiografica dell’equipe di TuttoCalciatori, possiamo ricostruirne le gesta.

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Roccioso stopper, Sauro Pugnitopo nasce a Gubbio il 23 Novembre 1967.
1 metro e 89 per 78 chili, muove i primi passi proprio nel club umbro, ma dopo sei stagioni arriva la svolta: l’ingaggio del Giulianova coincide con una felice ascesa, dai Dilettanti fino alle vette della C1. Tre reti appena con gli abruzzesi, ma pesantissime: una in particolare, la nostra, si rivela decisiva. Perché il Giulianova pareggia l’incontro, mantiene il Frosinone a distanza e chiude il girone al primo posto, centrando una fondamentale promozione. Due anni dopo la storia si ripete: dalla C1 alla C2, davanti c’è ancora lo spauracchio frusinate. Pugnitopo quella volta non segna, ma con le sue 33 presenze stagionali si conferma una delle colonne della squadra. Il finale di carriera si rivela meno emozionante ma dignitoso: c’è tempo anche per un ritorno nella natìa Gubbio. Il nostro chiude con 415 presenze, 8 reti e due strepitose promozioni conquistate sul campo.

Su Pugnitopo, incredibilmente, si è detto e scritto molto più di quanto si potrebbe pensare. Tra il nome arzigogolato, il leggendario pareggio e l’immortale invito ad allontanare ce n’è abbastanza perché al nostro siano state dedicate pagine Facebook, meme e persino magliette. Sul sito keepcalm-o-matic.co.uk, per esempio, è possibile acquistare questa meravigliosa t-shirt (sì, ovviamente io l’ho fatto):

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Il punto è che Pugnitopo rappresenta il bene. È colui che, “allontanando” il male, riesce a sconfiggere il nemico più temibile: il Frosinone Culone. Ecco perché i bravi Community Manager sanno che è necessario chiamarlo in causa per rispondere come si deve.

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Perché Pugnitopo sa allontanare tutto. Anche i troll.

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Roberto Ottolino

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