Che sia o meno l’anno della tanto agognata ripresa, il 2014 appena cominciato si presenta ricco di opportunità imprenditoriali, a patto di saperle cogliere nel modo giusto. Ecco il profilo  di cinque imprese, diversissime fra loro, che hanno saputo coniugare intuizione e innovazione: di sicuro ne sentiremo parlare ancora a lungo.

 

Il treno è servito.

Logo_EATALOUltimo risultato dell’indefessa inventiva imprenditoriale di Oscar Farinetti, Eatalo è il frutto  della partnership ormai quasi simbiotica tra Eataly e NTV, il consorzio ferroviario titolare del brand Italo. Come spiega lo stesso patron “Eatalo è un meraviglioso esempio di quello che può nascere quando le eccellenze di un paese fanno sistema. Abbiamo unito il comfort di un treno all’avanguardia con l’impeccabilità di un ristorante di primo livello, per realizzare qualcosa di unico al mondo: un bistrot su rotaia”. I nuovi treni Eatalo saranno attivi inizialmente sulle tratte Roma-Milano e Bologna-Venezia. Caratteristica distintiva, l’ordine delle portate che cambia in base alla tratta percorsa, riproponendo gastronomicamente la successione delle città attraversate. Così, se sul Roma-Milano si passa dal pecorino con le fave (Roma) alla ribollita (Firenze), al ragù (Bologna) fino alla torta meneghina (Milano), sul Venezia-Bologna potremo degustare moeche fritte (Venezia), proseguire con una gallina imbriaga (Padova) e chiudere in bellezza con una deliziosa pinza (Bologna). I convogli Eatalo entreranno in servizio dal 17 Marzo, ma è già possibile prenotare i biglietti sul sito della compagnia.

 

Famolo strano.

logo_GROUPORNAutentico fenomeno del 2013 nella natìa Germania, Grouporn si appresta a fare il suo ingresso nel Belpaese, anche se in versione “censurata”. La popolare piattaforma di crowdbuying, fondata nel 2011 a Berlino da Hans Augenthaler, programmatore, e Konrad-Ulrich Doppelgänger, sessuologo e giornalista, è legata infatti a doppio filo al mercato della prostituzione, che in Germania costituisce la terza industria nazionale. “L’idea è semplicissima”, spiega Augenthaler, “abbiamo applicato la meccanica della scontistica di gruppo al mercato del sesso, un settore che tira molto ma che in ogni caso ha risentito inevitabilmente della crisi”. Grazie a Grouporn è dunque possibile acquistare in gruppo una prestazione sessuale, risparmiando notevolmente sul prezzo originale. “Naturalmente acquisto di gruppo non significa prestazione di gruppo”, spiega Doppelgänger, “ognuno riscuote per conto suo. Molti ci criticano, io credo semplicemente che Grouporn sia una cosa molto democratica: vogliamo garantire a ogni tedesco il diritto a ricevere una fellatio spendendo il meno possibile”. Ma cosa farà Grouporn nel nostro paese, dove notoriamente la prostituzione è vietata? Semplicemente, punterà sui sex toys, che da noi vanno forte. Ma in molti si augurano che l’arrivo di Grouporn in Italia possa dare un contributo importante verso la legalizzazione del sesso a pagamento.

 

La mia banca è diffidente.

logo_banca_impopolareIn un momento di forte crisi, economica e d’immagine, del settore bancario, spicca la nascita di Banca Impopolare, il nuovo consorzio nato dalla fusione di cinque piccole banche del Nord Est. “La nostra è una scommessa forte”, racconta Gelindo Bruseghin, responsabile marketing del gruppo, “la gente ormai odia le banche, e noi abbiamo deciso di ricambiare. Ci è sembrato il modo più onesto per impostare la nostra politica di servizi, i clienti stanno iniziando a capire e devo dire che apprezzano”. Tra i servizi più innovativi c’è la carta di scredito, uno strumento con cui gli acquirenti possono a loro piacimento “screditare”, cioè segnalare negativamente, gli esercenti a cui Banca Impopolare ha concesso un prestito. Più il livello di scredito aumenta, più viene innalzato l’interesse passivo sulla somma da restituire. “Ci piace molto l’idea di mettere le persone le une contro le altre”, chiosa Bruseghin, “francamente sono convinto che l’epoca delle banche popolari sia destinata a finire. Anzi, sia già finita”.

 

Una pizza da soli.

Gustare una fetta di pizza appena sfornata mentre si va in taxi a un appuntamento: un sogno? Non per chi usa Speezza, il rivoluzionario servizio di food-on-the-go che sta letteralmente facendo impazzire i newyorkesi. Il meccanismo è molto semplice: si scarica l’app sul proprio smartphone, ci si registra e si prenota un taxi, indicando orario, destinazione e pizza preferita. All’ora stabilita, il taxi passerà a prendervi e nell’istante esatto in cui entrerete l’autista sfornerà la vostra pizza dall’apposito fornetto a legna collocato sul sedile del passeggero. Nata nella Primavera 2013, la startup (il cui nome è un riuscito gioco di parole tra “speed”, veloce, e “pizza”) si è rivelata ben presto un autentico fenomeno commerciale nella Big Apple, capace di rastrellare 37.000 utenti attivi e un fatturato di oltre 1,5 milioni di dollari in soli otto mesi. Il fondatore, il ventiseienne Steven Quagliarulo, bisnonno di Casoria e master in Digital Business a Palo Alto, sembra avere le idee fin troppo chiare: “Speezza ha tutte le carte in regola per essere una startup di successo: ha un nome con due vocali uguali attaccate e offre un servizio assolutamente superfluo che la gente usa semplicemente perché si sente molto figa nel farlo”. Un successo vertiginoso che ha portato Speezza ad aprire a raffica in altre dodici città (Chicago, Los Angeles, San Francisco, Las Vegas, Boston, Miami, Seattle, Vancouver, e prossimamente Tokyo, Singapore, Londra e Berlino) e a rifiutare una clamorosa offerta di acquisizione da Pizza Hut (oltre 3 miliardi di dollari, secondo alcuni rumours). Perché il vero sogno di Quagliarulo non sono i soldi: “Voglio portare Speezza in Italia, il paese del mio bisnonno. Glielo devo”. Insomma, dopo Uber, si profila all’orizzonte una nuova grana per i tassisti italiani.

 

Quando il denaro frutta.

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Gonzalo Chupacabras in un momento felice.

Dimenticate i Bitcoin. Cosa succederebbe se, improvvisamente, potessimo usare come valuta qualsiasi cosa? È la domanda che si è posto cinque anni fa Gonzalo Chupacabras, che all’epoca aveva quindici anni e viveva in un sobborgo di Mexico City. “Avevo bisogno di soldi e così ho pensato di raccogliere un po’ di pinoli, che da queste parti sono abbastanza facili da trovare. All’inizio vendevo semplicemente i pinoli per ottenere soldi, poi con alcuni amici abbiamo iniziato a usarli come una vera e propria valuta per i nostri scambi. Piano piano la cosa ha preso piede, ed è nato Pynut (contrazione di “pine nut”, pinolo, ndr), un sito dove gestivamo gli scambi e reclutavamo nuove persone interessate”. Col tempo la piattaforma ha iniziato ad accettare come valute anche altri oggetti, banane, mirtilli, pistacchi, persino sassolini o tappi di dentifricio, il cui tasso di cambio interno è regolato quotidianamente da un algoritmo top secret elaborato dallo stesso Chupacabras. Naturalmente per le transazioni a distanza è possibile utilizzare beni immateriali, come mp3 o immagini hard, il che ha permesso a Pynut di allargare enormemente la base di utenti attivi, 14 milioni secondo le ultime stime, sparsi in 27 paesi diversi, dall’Australia alla Norvegia.“ È uno strumento facile da usare, grazie ai tassi di cambio semplici e intuitivi: ad esempio, una foto zozza attualmente corrisponde a 0,27 pinoli, dunque se voglio comprare qualcosa che costa 27 pinoli dovrò usare 100 foto di tette e culi, che naturalmente dovranno essere tutte diverse fra loro”. Non mancano le critiche: “Ci hanno accusato di essere speculatori, di evadere il fisco, di fare commerci illegali. Abbiamo solo creato un’economia alternativa, più equa e democratica, in cui nessuno si arricchisce sulle spalle di qualcun altro”. Anche se, a quanto sembra, la fortuna personale di Chupacabras sarebbe lievitata enormemente negli ultimi anni: secondo le indiscrezioni, 23 milioni di dollari in pinoli e frutti di bosco (su cui, è bene ricordarlo, non possono essere applicate imposte) più gli introiti pubblicitari sulla piattaforma, stimati in 12-13 milioni annui. Insomma, qualche dubbio sulla reale democraticità dell’iniziativa rimane, ma come dicono negli USA, dove Chupacabras ormai risiede, “business is business”.

 

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Roberto Ottolino

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