Schermata 2013-12-13 a 11.24.29Le voci degli spot dei profumi.

Odore di forzatura?

Natale è alle porte. Come ogni anno cominciano a bussare insistentemente sul vetro dei nostri teleschermi gli spot dei profumi. Premetto subito che riservo maggiore attenzione ai commercial dei loro parenti poveri, i deodoranti: poiché mi diletto a percuotere tamburi e percorro mediamente quattro chilometri a piedi al giorno seguo la comunicazione di quel settore con interesse. Ciò nonostante, vedere cosa accade nell’advertising di essenze e fragranze, oltre a essere un dovere professionale, mi incuriosisce.

Ammiro volti di dive e da dive stilizzati in espressioni fatali, tipo angeli impazienti di precipitare agli inferi. Bellezze pronte a sedurre Satana facendo emergere dal getto vaporizzato dell’effluvio pubblicizzato gambe chilometriche e colli che avrebbero ispirato i pennelli di Modigliani e del Parmigianino per come si protendono verso altezze irraggiungibili.

Mi confronto con visi di uomini noti e meno noti compiaciuti/accigliati, che alternano sguardi puntati su orizzonti di gloria alla penetrazione pupillare dell’obiettivo. Adoni impegnati a confezionare il flacone della fragranza reclamizzata in un pacco da sei di addominali scalpellati, quello che tutti noi uomini tentiamo di sistemare nella teca della nostra vanità investendo tempo in allenamenti che non mantengono le promesse.

Osservo immagini, tante, di tutti i tipi. Glamour, romantiche, retrò, sportive, fashion, ammiccanti, allusive, sexy, machistiche, efebiche, fiabesche, spiritose, ambigue. Firmate anche da celebrati maestri del cinema: basti pensare al film da un minuto e mezzo girato da Scorsese per Dolce e Gabbana.

Durante queste sfilate di fotogrammi la musica interpreta un ruolo fondamentale perché asseconda il carattere  del prodotto: armonie vellutate a base di archi,  groove modello hip hop, elettricità rock’n’roll e successi del momento, senza tralasciare il repertorio vintage, evocativo di immaginari collettivi in bianco e nero d’autore.

Le parole invece non contano più di tanto. Al netto di qualche raro dialogo  sono pochissime. Giustamente aggiungo. In pubblicità il profumo è soprattutto immagine e suono. Il problema è che la manciata di fonemi con cui si concludono quasi tutti i commercial in questione ai miei timpani suona stonata.

Le voci, femminili o maschili, che scandiscono il nome del prodotto e la relativa griffe suppongo vorrebbero essere – ricorro a una sinestesia  tra udito e olfatto – “voci profumate”. Ma non è il caso di tirare in ballo la figura retorica più cara a Baudelaire. Evaporato infatti l’effetto suggestione, il tutto si riduce a sussurri, quasi sempre in un francese da indigestione di foie gras e in un inglese da fattanza post-rave, oppure a filastrocche pronunciate da robot dopati. Sono voci che parlano di profumo, ma puzzano di forzatura. Certo, è risaputo che sono studiate, contro-recitate ad arte. Lo sanno tutti che  vogliono suonare cool: lascio comunque a voi, dopo che avrete ascoltato i finali dei due spot che seguono, l’onore/onere di decidere se continuare a scrivere quest’aggettivo così o mettendo una “u” al posto delle due “o”.

http://www.youtube.com/watch?v=ggT2tbwR1xI

http://www.youtube.com/watch?v=98KAWAnqBQU

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paoloparigi

Mi chiamo Paolo Parigi. Nasco nel 1965. Ma è avvenuto allora, non ora. Lo sottolineo perché non ho grande simpatia per il presente storico. Nelle poche righe che seguono coniugherò quindi i verbi in chiave vintage. Da piccolo dicevo "svuota" anziché "ruota" e "chilurgo" al posto di "chirurgo". Fu subito chiaro che non avrei potuto fare il meccanico e nemmeno il medico. Non si spiega invece, avendo esordito nel mondo dei parlanti storpiando le parole, come io sia finito a guadagnarmi da vivere con esse. Di parole ne ho scritte parecchie. Non poche per analizzare opere d'arte. Alcune per recensire pubblicazioni. Moltissime per pubblicizzare prodotti e servizi. Il mio desiderio è scriverne ancora, continuando a far convivere l'attività di comunicatore con la passione per la musica e l'interesse per la storia delle arti visive.

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