Alfredo AccatinoCon somma equivalente di orgoglio, emozione e vanagloria, vi annuncio che abbiamo oggi l’onore di ospitare per una intervista che farà storia il leggendario Alfredo Accatino (ritratto qui accanto nel suo inconfondibile profilo equino): autore, sceneggiatore, direttore creativo di Filmmaster Events, e soprattutto fondatore del Manifesto della Rivoluzione Creativa e dell’analoga petizione che chiede a gran voce il riconoscimento della valenza strategica della creatività, per il rilancio del paese. Una petizione che qualunque lettore di questo blog dovrebbe già aver firmato, e in caso contrario dovrebbe firmare subito per sperare in un eventuale futuro perdono.

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Alfredo, hai un lavoro prestigioso, una barba autorevole e due magnifici figli. La prima domanda viene spontanea: chi te l’ha fatto fare?

E a te, che hai una faccia da investigatore privato, un lavoro saltuario, e mi auguro una stimolante vita sessuale, chi te lo fa fare di pormi queste domande? Semplicemente né te, né io, riusciamo a farne a meno. Impegno civile come cacca, pipì, sete e fame.
In realtà, è un tema che mi è nato da dentro, proprio perché nella mia vita professionale ho fatto le cose più diverse. Sono stato copywriter e direttore creativo, sceneggiatore, autore televisivo (anche di kitsch cult come Kiss Me Licia), autore di una mezza dozzina di libri, regista e autore di eventi. Così, ora che nel mio campo ho una certa notorietà e autorevolezza non ho timori riverenziali nei confronti di niente. Anzi, trovo che ci sia un unico filo che unisce tutte le mie attività creative. E tutte le attività creative. Quello che serve è solo potersi mettere tutti intorno a un tavolo.

Sabato pomeriggio, mentre un noto senatore decadeva dal proprio ruolo, la petizione in poche ore collezionava le prime 1.000 firme (nel frattempo diventate 5.000). Una prova schiacciante della tua segreta appartenenza al Nuovo Ordine Mondiale, oppure una benaugurante coincidenza, tipo la nascita di Antonio Cassano la notte di Spagna ’82?

No, la prova vivente che le idee circolano in fretta, e qualcuno deve soltanto dargli un calcio nel sedere per metterle in orbita. Cassano, però, mi sa che era nato tra il primo e il secondo tempo…

Le petizioni sembrano uno strumento antiquato. Eppure proprio grazie a un’analoga iniziativa firmata da quasi 17.000 professionisti, poche settimane fa l’ACTA ha ottenuto il blocco dell’aumento progressivo dell’aliquota INPS per le professioni non ordinistiche. Funzionerà anche stavolta?

Sì, il sistema on-line per me funziona molto e lo farà ancora per qualche mese, prima (forse) di una possibile saturazione. Per questo ho voluto anticipare i tempi e uscire quasi schiacciato sul natale. Non era solo strategia, era “pancia”.
Mi piace tirare una linea e dire: allora quanti siamo? Chi è pronto a mettersi in gioco?

Fino a pochi decenni fa, il termine “creatività” designava una prerogativa esclusivamente divina. Eppure, oggi che fa parte del linguaggio quotidiano, non di rado viene usato con diffidenza e persino ostilità. Quanto impegno servirà per far capire che “creativo” non è né un’iperbole né un insulto, ma una professionalità?

Il mio presupposto è semplice. E si basa su 3 principi:
A) Aiutare chi vuole provare a iniziare un lavoro creativo.
B) Se qualcuno riesce a mantenersi nel tempo con quella particolare attività automaticamente è un professionista della creatività. (Non parlo di genio, parlo di capacità professionale. Mestiere).
C) Se hai fatto quella attività per anni, hai diritto ad essere tutelato ancora di più.

I creativi sono, per definizione, egocentrici e puntigliosi. Sono capaci di litigare per ore su questioni come la necessità di un punto alla fine di una frase, o la tonalità esatta di un colore. Perché è oggi il momento giusto per iniziare finalmente a metterli d’accordo, e non lo è stato due anni fa, quando hai pubblicato per la prima volta il tuo manifesto? Cos’è cambiato nel frattempo?

Nulla. Siamo egotici, priapici, spocchiosi, invidiosi. Però le dinamiche social ci hanno permesso di parlarci e di mettere in rete nelle nostre idee. E sempre di più si valutano le persone non per quanto guadagnano o per quanti anni hanno, ma per quello che valgono.

Dopo questa petizione, sarà più semplice spiegare ai nostri nonni che lavoro facciamo?

Non credo, ma almeno non puliranno più le sedie con il disinfettante dopo che i tuoi amici sono usciti di casa.

Non hai paura che questa venga percepita essenzialmente come “la petizione dei pubblicitari freelance”?

Solo da chi non legge la petizione. Io parlo di “imprese creative”. Perché sono le uniche che sperimentano, innovano, guardano all’estero. E parlo di tutela delle loro idee. Piccole imprese, ma anche grandi imprese. Forse se nelle agenzie ci fossero più stimoli ci sarebbe meno bisogno dei fondi di investimento.

Finora la spinta sembra provenire principalmente dai professionisti della comunicazione, mentre altre figure cruciali, come a esempio sviluppatori e startupper, paiono meno interessate e coinvolte dalle tematiche. Forse alcuni creativi si sentono meno rappresentati dal termine e, in un certo senso, non sanno di esserlo?

Sì. Ma c’è anche il pericolo di professionisti che hanno paura di dirsi creativi, o che pensano di non potersi sedere allo stesso tavolo dei più fighi. Ecco, io credo che ci sia spazio per avere l’aiuto di Ambasciatori della Repubblica Gialla, che riescono, parlando il linguaggio di ognuno, a dare il giusto impulso.

Quante cose i creativi (e i pubblicitari) in Italia NON sanno riguardo al diritto d’autore, e alla cessione del diritto d’autore?

Direi tutto. Tema spinoso. Anche perché mi immagino un mondo dove le idee possano girare liberamente, mantenendo una propria paternità. O facendo riconoscere valore a creazioni della mente che ora non ce l’hanno.

Nei punti della petizione citi la sentenza “Bertotti vs Fiat”: di che si tratta? Perché il diritto d’autore in Italia ha un impianto così terribilmente antiquato?

La sentenza Bertotti contro Fiat (n.3508 del 2011 Tribunale di Torino), ha visto riconosciuta la proprietà intellettuale su una propria creazione copy, “You are, We Car”, costringendo la Fiat – che aveva scelto il claim con un concorso on line – a pagare una congrua penale per l’utilizzo indebito e reiterato della frase commerciale.
Così un brano musicale ha diritti d’autore sino a 70 anni dalla morte dell’autore. Ma nessuno sa chi ha scritto “Dove c’è Barilla, c’è Casa”, e l’autore non ha mai preso una lira in più. Perché?

Quante firme speri di ottenere con la petizione? E quale sarà il passo successivo?

Obiettivo minimo 10.000. Con 50.000 si potrebbe chiedere un disegno di legge. Fate voi.

Quest’intervista è stata fin troppo seria per i miei standard. Per riequilibrare, fatti una domanda e poi datti una risposta.

Perché i giovani sono sempre incazzati? Perché hanno ragione.

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Insomma, firmate la petizione. E poi, firmatela di nuovo. E poi, diffondetela, fatela firmare dai vostri amici e seguite l’hashtag #rivoluzionecreativa. Un giorno tutto questo ci servirà.

ALFREDO ACCATINO V3

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Roberto Ottolino

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