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Finalmente si comincia. Un grazioso furgoncino-libreria davanti all’ingresso del festival lascia presagire quello che sarà un po’ il filo conduttore degli interventi delle giornata: arrabbattarsi con stile. Si inizia con una riflessione sui cosiddetti “millennials”, i giovini di inizio millennio, in teoria miei coetanei, che hanno realizzato una sorta di decrescita felice, perseguendo uno stile di vita meno ambizioso e apparentemente più a misura d’uomo. Archiviate le isterie carrieristiche yuppistiche, ci si licenzia dalla banca per diventare fiorai a domicilio o dall’agenzia pubblicitaria per sfornare toast. Il resto viene di conseguenza: si passa dalle biciclette prodotte con ex componenti automobilistiche a dispositivi impiantati nell’asfalto per produrre energia dai passi dei pedoni.

L’apoteosi giunge con la celebrazione del celeberrimo “caffè sospeso” napoletano, durante un seminario intitolato senza troppi giri di parole “Creativity In Crisis”, che racconta vari espedienti insoliti per fronteggiare le ristrettezze nei paesi latini, inclusi anche i Gruppi di Acquisto Solidale.

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Curiosamente, questa del caffè sospeso è un’usanza che esiste da decenni, eppure il mondo della comunicazione lo scopre solo oggi: ma dubito che negli anni ’80 qualcuno avrebbe pensato di parlarne a un festival (anche se non posso saperlo con certezza perché in quel periodo ero troppo impegnato a impregnare pannolini).

Per il resto il programma di questo primo giorno non appare eccessivamente esaltante. Va osservato che, presentazione dopo presentazione, l’advertising vero e proprio sembra fisiologicamente perdere sempre più spazio a favore di invenzioni che rasentano la follia e soluzioni di marketing estremamente innovative sotto il profilo tecnologico, tipo la stampa 3D della chiave di casa se te la perdi. È un evento in cui smanettoni e startupper si sentirebbero certamente a loro agio, anche se con tutta probabilità smanettoni e startupper ne ignorano l’esistenza, il che è un vero peccato.

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Il concetto a mio avviso più interessante di questa prima giornata è questo “Augmented Humanity”, che trovo molto più completo, potente e rassicurante del solito “Sustainable Technology”. Per il resto, inizio a non poterne più di video anfetaminici con otto frame al secondo che provano a stupire raccontando che ogni istante 8.000 persone condividono un tramezzino su Instagram, 500.000 postano un tweet sarcastico e non so quanti altri si lasciano su Facebook: ormai abbiamo capito, siamo tanti, abbiamo tutti dei telefoni potentissimi e abbiamo difficoltà a trovare lavoro per cui lo usiamo per cazzeggiare. Insomma, un orgiastico delirio statistico da social media che ambisce a risuonare rivoluzionario ma è già diventato un cliché.

La giornata si chiude con il tradizionale party all’Hard Rock Cafè dove, approfittando della famigerata flying dinner, ho mangiato 473 hamburger nani e due fette di brownie dense come zolle di terriccio del prato di San Siro.

La bestia del giorno è il cane protagonista di questo filmato virale che si è beccato quasi 150 milioni di visualizzazioni: un buon esempio di quei blockbuster artigianali con(tro) cui la comunicazione di marca si trova spesso a competere nell’angusta arena dei social media.

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Roberto Ottolino

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