si fa per leggereLe librerie sono il mio habitat naturale. Come ogni appassionato lettore o aspirante scrittore, immagino. Ma mentre quest’ultimi sono quasi tutti migrati verso le spiagge del self publishing, i primi restano ancorati al sacro odore di carta stampata. In libreria, così, è un po’ come alla stazione dei tram alla solita ora dei giorni feriali. Ci si riconosce quasi tutti. Ci si scambia un sorriso di benvenuto e un cordiale arrivederci. Capita addirittura che ci scappi uno sguardo d’intesa quando il classico è un cult o il contemporaneo una scoperta straordinaria, individuale prima che collettiva.

A piano ferie consegnato, però, avviene un miracolo che sa di folklore. Mentre le metropolitane e le stazioni ferroviarie si sfollano, orde di bagnanti ancora in tenuta cittadina si accalcano in questi ameni luoghi di culto, per l’immancabile ‘libro dell’estate’. Di tutte le stagioni buone per leggere, chissà perché, il non lettore medio attende sempre quella bella per potersi concedere la sua fetta annuale di letteratura. Le condizioni meteoropatiche, è cosa nota, sono decisamente ideali.

Cosi, mentre lo sconosciuto si aggira tra gli scaffali, indeciso come il più accanito seguace di MasterChef davanti alle cinquemila varianti di sugo già pronto, i soliti noti si alternano alle sue spalle come giocatori di poker allenati a barare, senza scopo di lucro. La curiosità raggiunge tassi che l’umidità non tocca nemmeno di striscio. Nell’attesa della scelta, tutti, se potessero, si racconterebbero la stessa storia.

Leggere d’estate. Immagina la scena: il caldo che fora l’ombrellone allo zenit, le pagine che si attaccano al dito -o il dito che si attacca allo schermo (dipende dal grado di affiliazione tecnologica)-, il vicino di ombrellone che ha sempre una storiella divertente da raccontare, i bambini che schizzano acqua salata da direzioni non ancora esplorate dalla rosa dei venti, generazioni di dj che si alternano alla consolle riproponendo tutto il repertorio della disco, dagli anni 80 ai giorni nostri. Chi vuoi che ti accompagni in quest’impresa?

Tutti hanno dato la loro risposta. Dalla donnina che vota per ‘Gita al Faro’ della Woolf al ragazzino che incrocia le dita per il suo ‘Il vecchio e il mare’ di Hemingway.
In religioso silenzio, sorpresi senza volerlo a sfogliare l’ultimo volume per la preparazione ai test d’ingresso di veterinaria, scortiamo con gli occhi il novello avventore fino alla cassa. Ed è così che notiamo un mattone di almeno 800 pagine. Quasi 20 euro spesi per l’ultima mistery story.
Quella più in alto sulle gradinate delle classifiche di gradimento. Quella con a fianco il numerino UNO. Segnale inequivocabile di apprezzamento universale.

Un giallo, classico estivo intramontabile.

Il ragazzino, con un’espressione imbronciata degna dei migliori personaggi dickensiani, si avvicina e con aria indifferente chiosa:
‘Col caldo è chiaro. Hanno tutti bisogno di un brivido’.

Abbasso lo sguardo d’istinto. Per le mani mi ritrovo esempi di letteratura che sfidano tutte le cromie, senza toccare né neri, né gialli, né presunte sfumature.

Sospiro. La mia selezione non conta di andar lontano. È quella di chi immagina un’estate al fresco. Del condizionatore, s’intende.
Tanto l’assassino, si sa, è il figlio illegittimo dell’anziano professore. O no?

‘Perché, in fondo, il problema non è leggere Novella 2000. Il problema è leggere solo Novella 2000.’

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Vicky Iovinella

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