Videocorso per milanesi

Più ancora delle facili diatribe tra terroni e polentoni, dei conflitti calcistici tra interisti e romanisti, dell’insanabile polemica tra romanità ladrona e aridità milanese, è un altro il grande, grave, inaccettabile baratro culturale che si frappone tra le due principali città del paese, minandone in modo serissimo le opportunità di comprensione reciproca.

“E sti cazzi?”, direte voi. Proprio così! I romani utilizzano da sempre questa preziosissima espressione per manifestare disinteresse, sfiducia, rifiuto; i milanesi, nella loro supponenza, l’hanno ripresa, storpiandone ignobilmente il significato, per esprimere sorpresa, meraviglia, ammirazione. Cioè, esattamente il contrario. Per colmare questa ignobile lacuna semantica ho quindi preparato questo prezioso videocorso che, in cinque semplici lezioni, renderà finalmente voi milanesi capaci di farvi capire dagli abitanti della capitale.

 

Lezione 1 – E sti cazzi? No, me cojoni.

Il grande equivoco da chiarire è questo: i milanesi dicono “sti cazzi” ma intendono “me cojoni”, che è invece da generazioni l’espressione deputata a manifestare stupore e ammirazione: a mettere in chiaro le cose ci pensa Enrico Brignano, ospite di Daria Bignardi.

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Per esercitarvi su questo fondamentale distinguo, ecco poi giungere in nostro soccorso il regista Enzo Castellari, con una semplice ma illuminante applicazione delle due locuzioni nel mondo dei titoli cinematografici.

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Era così difficile da capire? Allenatevi un pochino con altri titoli, e quando vi sentite pronti passate alla

 

Lezione 2 – Una risposta universale.

La cosa più bella di “sti cazzi” è che è una replica buona per praticamente qualsiasi osservazione: ce lo dimostra qui l’insuperabile Greg nell’interpretazione di uno dei suoi più riusciti personaggi, il Grande Capo Estiqaatsi (per l’appunto).

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E avanti così.

 

Lezione 3 – Attenti all’intonazione.

Non va affatto sottovalutata, bensì studiata con attenzione: “sti cazzi” può essere usata sotto forma di esclamazione, come ci ha mostrato Greg, ma anche formulata come una domanda, chiaramente retorica, che aggiunge un’ulteriore sfumatura di beffardo disinteresse. Max Bruno, nell’interpretazione del mitico Nando Martellone, ci regala uno straordinario esempio di utilizzo iterativo che dà vita a un vero e proprio tormentone comico.

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Allenatevi con attenzione, dieci minuti ogni sera, nel fare vostre tutte le varianti di intonazione; poi, quando vi sentite sicuri, passate al livello superiore: Paola Cortellesi alle prese con Alessandro Preziosi nel film Maschi Contro Femmine.

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E ricordatevi che anche l’espressione del viso è importante.

 

Lezione 4 – Non dimenticate gli altri significati.

Ora che siete diventati esperti, approfondiamo anche le altre varianti semantiche: come detto “sti cazzi” esprime principalmente un genuino, completo disinteresse, ma è importante tenere presente che in certe circostanze può manifestare altre emozioni negative: la sfiducia che un qualcosa avvenga, oppure il netto rifiuto di fronte a una determinata proposta. Ecco due esempi tratti da due indimenticabili commedie degli anni ’80: il primo vede protagonista Carlo Verdone alle prese con uno sfiduciato garzone.

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Il secondo ci mostra invece il povero Christian De Sica costretto a pagare un salatissimo conto.

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Mi raccomando: è importante che teniate sempre presenti queste varianti di significato quando interloquite con i romani, per evitare equivoci.

 

Lezione 5 – Lo zen.

Ora che siete diventati dei maestri, sia nella teoria che nella pratica, siete degni di affrontare il massimo livello della conoscenza, lo “sti cazzi” più “sti cazzi” di tutti, la sintesi pura, perfetta, assoluta: Paolo Panelli nel classico Grandi Magazzini.

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Qui siamo a livelli quasi inavvicinabili: è una raffinatissima miscela di intonazione, tempismo, postura, atteggiamento, imperturbabilità. Provateci, ma se non ci riuscite pazienza.

O meglio: sti cazzi.

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Roberto Ottolino

One Response to E sti cazzi?

  1. […] Pratico videocorso in 5 lezioni, espressamente dedicato ai milanesi, sul corretto uso del termine "E sti cazzi?". A cura di Roberto Ottolino.  […]

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