Maggio è stato ufficialmente il mese dei colloqui: a causa di un’affascinante serie di coincidenze sono arrivato a farne più di trenta, quindi mediamente uno al giorno. Il che ha portato a due grandi risultati: il primo è che ora nutro un disgusto profondo e sincero verso il mio portfolio; il secondo è che a partire da oggi e per le prossime tre settimane offrirò alla comunità professionale un dettagliato resoconto di questo percorso di elevazione spirituale articolato in quattro tappe simboliche: Milano, Roma, Stoccolma, e ancora Milano. Insomma, una specie di guida per creativi alle prime armi scritta da un copywriter alle prime armi e mezzo.

milano la cacciata colloquioMilano [La Cacciata]

Il percorso inizia per caso, e inizia a Milano (e dove sennò?): navigando pigramente sul web mi imbatto in un evento dal titolo bizzarro organizzato da LBi Italia: il classico speed-date per pubblicitari con 9 direttori creativi internazionali, da Londra a Dubai, da Amsterdam a New York. Lo scopo è evidentemente quello di cacciare i migliori giovani creativi italiani verso lidi più remunerativi: malgrado sappia perfettamente che la mia ragazza avrebbe numerose obiezioni riguardo a questa eventualità noto con piacere che quel giorno sarò a Milano da un cliente, che l’evento si svolgerà in pausa pranzo, che c’è ancora un posto disponibile e che soprattutto la partecipazione è assolutamente gratuita; e così, con pochi colpi di mouse ben assestati, mi registro.

Arrivo sfatto, sudato e stazzonato perché secondo il sito dell’ATM il percorso più rapido era senza dubbio andare a piedi (un km e mezzo…), schivo con eleganza il ragazzo del WWF che vuole convincermi a donare soldi alle specie in estinzione senza sapere che noi copywriter lo siamo (secondi solo agli strategic planner, d’accordo), faccio lo sborone sfoggiando alla reception il biglietto virtuale su Passbook e ritiro alfine il tagliando numero 57 stampato su vile carta patinata. Si tratta di uno speed-date in piena regola: due colloqui da cinque minuti l’uno, roba che a confronto la Portfolio Night pare il congresso del PD.

Il primo che mi tocca in sorte è un indiano, un gentilissimo Buddha con un pizzetto degno del miglior Alexi Lalas che, poveraccio, ha già visto una quindicina di persone e sta più lesso di me. Annuisce tutto il tempo mentre lo stordisco con le mie chiacchiere e parla solo una volta, per chiedermi quanti follower ho su Twitter. Il secondo, londinese, è se possibile ancora più gentile e a quanto pare resiste meglio allo tsunami di Keynote: fa domande, commenta, e ride anche, nel momento in cui avevo previsto che dovesse ridere. Insomma, non male considerando il tempo da me dedicato a preparare la presentazione, cioè cinque minuti in aereo (mi sono sempre vantato di essere un buon improvvisatore).

Mentre caracollo via, penso che sia cosa buona e giusta scrivere a entrambi due righe su LinkedIn per ringraziarli. Nel trambusto ho dimenticato di segnare i nomi, ma che importa? Mi ricordo benissimo che iniziavano entrambi per G: recupero facilmente le generalità sulla pagina dell’evento, e il gioco è fatto. Per curiosità riguardo la lista dei direttori creativi, gente bella cazzuta, e a quel punto faccio una scoperta agghiacciante: i londinesi nell’elenco sono due. E tutti e due hanno il nome che inizia per G.

Il dubbio inizia a farsi strada. Riapro LinkedIn, controllo la foto del primo: sembra proprio lui.

Controllo la foto del secondo: pure. Due gocce d’acqua. Hanno pure la stessa identica camicia a quadretti da boscaiolo dell’Ontario.

Li confronto forsennatamente una decina di volte, senza venirne a capo, anche perché le foto non sono proprio dei primissimi piani. Dopo una rapida ma accurata analisi delle conseguenze, decido di scrivere anche al secondo.

Lo stesso identico messaggio.

E quindi mi immagino da giorni la faccia di questo povero direttore creativo londinese che si è visto comparire su LinkedIn la mia faccia da cazzo che lo ringraziava per un colloquio che non è mai avvenuto.

La morale, insomma, è che a volte due parole valgono molto più di un’immagine.

(Continua)

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Roberto Ottolino

2 Responses to La nobile arte del colloquio #1

  1. […] Un giovane copywriter, Roberto Ottolino, ci racconta il suo tour de force, tra speed date e agenzie, dall'Alpi all'Ikea, colloquio per colloquio.  […]

  2. […] resoconto di questo percorso di elevazione spirituale articolato in quattro tappe simboliche: Milano, Roma, Stoccolma, e ancora Milano. Insomma, una specie di guida per creativi alle prime armi […]

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