un amore accecante

Arriva l’onda!” gridò quando capì che il mare avrebbe inondato quel giovane corpo abbronzato e lucido di oli solari, sdraiato troppo vicino al bagnasciuga e ignaro sotto a un cappello di paglia nero stile anni 50’.

Lui immolò le sue scarpe da tennis per salvare asciugamano, zainetto, sandali e libro in lingua straniera. Il corpo apparteneva a un’atletica ragazza che gli sorrise strizzando gli occhi per il sole accecante. Lui chinandosi su di lei eclissò con la sua nuca il bagliore di mezzogiorno e le sorrise con gli occhi.

Spesso gli avevano detto che aveva gli occhi “che parlavano”.

Lui aveva il doppio della sua età o lei la metà di quella di lui, fate voi. Lui 44, lei 22.

Si presentarono, rimasero a parlare. Il sole accecante si tramutò in stelle e loro erano ancora lì.

Fu un estate meravigliosa che proseguì in autunno quando decisero di dividere lo stesso tetto.

Quando andavano in giro per il lungomare la gente si domandava se erano padre e figlia e loro ridevano complici. Lui faceva l’amore con passione mista a rabbia; se la sarebbe mangiata se avesse potuto. La sua freschezza gli donava emozioni mai provate, era brillante, ironica e lui non capiva come poteva stare con uno della sua età. Allora lei gli metteva il broncio e scuotendo la testa gli ripeteva “Sei proprio una zucca, forse un giorno ti farò diventare melanzana.” e gli si accoccolava accanto come una gatta.

A questo punto di solito lui l’abbracciava forte forte e i suoi occhi parlanti lacrimavano.

Dopo l’inverno e la primavera tornò l’estate con un sole implacabile e un giorno lei era a prendere il sole intenta a leggere quando sentì gridare “Arriva l’onda!”.

La voce apparteneva a un ragazzo in bermuda, codino, tatuaggio tribale e orecchino che immolò i suoi anfibi per salvarle l’asciugamano.

Avevano la stessa età, stessi gusti musicali, leggevano gli stessi autori stranieri, fumavano le stesse sigarette. Combaciarono subito: come le ultime due tessere di un puzzle. Lei cominciò a frequentarlo. L’altro, non le interessava più.

Era tornata in sintonia con la volubilità della sua età. Il quarantacinquenne innamorato soffrì oltre ogni previsione. La chiamava in continuazione finché alla fine lei fu costretta a cambiare numero; le sue lettere tornavano indietro, non riusciva più a dormire, né a mangiare, né a lavorare. Precipitò nella depressione più nera. Trascorsero i mesi e gli arrivò prima voce, poi conferma che lei stava sempre con il coetaneo nonostante questi la trattasse male e la tradisse senza nasconderlo.

Tornò l’estate col sole accecante. E un sabato verso mezzogiorno lui la rivide, distesa come la prima volta. Si chinò su di lei oscurando il bagliore accecante della luce, come al primo incontro.

Lei riconobbe quegli occhi “che parlano” e si sentì come svenire.

E fu allora che gli occhi di lui si riempirono di lacrime mentre disse: “Bisturi.”

 

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Fabio Massimo Peroni

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