Prezzi democraticiPrezzi democratici è uno degli ultimi ritrovati linguistici per comunicare la convenienza. Probabilmente intende attualizzare il vecchio prezzi popolari, definiti così poiché commisurati a consumatori con potere di acquisto limitato. L’operazione di restyling secondo me però non è tra le più riuscite.

Va detto comunque che escogitare sempre nuove formule per dire che un prodotto/servizio costa poco non è facile. Prezzi convenienti non lo vuole più nessuno; è caduto in disgrazia e questo basta a rendermelo simpatico. Prezzi vantaggiosi da evergreen si sta rapidamente trasformando in evergrey: ingrigisce a vista d’occhio. Prezzi accessibili sta inesorabilmente passando di moda, al punto che a breve gli sarà ufficialmente vietato l’accesso alla stanza del copy. Prezzi etici, didascalico e serioso, ha già stancato.

Prezzi democratici in ogni caso non mi convince. A mio parere è una locuzione periclitante; e non perché alluda a Pericle (in foto), padre della democrazia ateniese, ma perché è pericolante, traballante. A sorreggerla non ci sono le poderose colonne doriche del Partenone, ancora in piedi a dispetto delle offese subite dal tempo e dalla storia, bensì le fragili impalcature dell’ipocrisia e dello snobismo.

L’aggettivo democratico, ormai svuotato di ogni significato e riempito di retorica, qualifica infatti un prezzo che è tale, abbordabile, spesso in ragione dello sfruttamento della mano d’opera a basso costo di paesi che di democratico hanno poco. Per non parlare del fatto che si presta a compiacere gli atteggiamenti aristocraticamente elitari di chi si pone su un piano di superiorità intellettuale: mi riferisco alle stesse persone che, per fare un esempio, correrebbero entusiaste a mangiare in un ristorante con prezzi democratici, ma non metterebbero mai piede in un ristorante con prezzi per famiglie perché andarci non farebbe figo.

Questa polemica, inutile lo ammetto, potrebbe costarmi cara perché prima o poi quelle due parole dovrò usarle anch’io? Può darsi, ma poter dire quello che mi passa per la testa per me non ha prezzo.

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paoloparigi

Mi chiamo Paolo Parigi. Nasco nel 1965. Ma è avvenuto allora, non ora. Lo sottolineo perché non ho grande simpatia per il presente storico. Nelle poche righe che seguono coniugherò quindi i verbi in chiave vintage. Da piccolo dicevo "svuota" anziché "ruota" e "chilurgo" al posto di "chirurgo". Fu subito chiaro che non avrei potuto fare il meccanico e nemmeno il medico. Non si spiega invece, avendo esordito nel mondo dei parlanti storpiando le parole, come io sia finito a guadagnarmi da vivere con esse. Di parole ne ho scritte parecchie. Non poche per analizzare opere d'arte. Alcune per recensire pubblicazioni. Moltissime per pubblicizzare prodotti e servizi. Il mio desiderio è scriverne ancora, continuando a far convivere l'attività di comunicatore con la passione per la musica e l'interesse per la storia delle arti visive.

4 Responses to Prezzi democratici: una locuzione periclitante.

  1. Author Image Andrea ha detto:

    Pubblicitari capziosi o pubblico poco attento?
    Questo pezzo chiede il pagamento di un prezzo molto alto: riflettere su quello che vediamo, sentiamo, apprezziamo. In ultima analisi, pensare a quel che siamo.
    Alla faccia di chi considera i creativi gente troppo leggera.

  2. Author Image Stefania R. ha detto:

    Bell’articolo. Anche se, avendo a che fare con clienti ed un customer service, spesso la dialettica utilizzata “deve” andare incontro alle esigenze dei clienti, e non delle nostre… ciao.

    • Author Image paoloparigi ha detto:

      Grazie Stefania. Aggiungo che “deve” non solo andare incontro alle esigenze del cliente, ma anche compiacerne le aspettative. Per fortuna poi riusciamo a riservarci degli spazi per mettere in discussione quello che facciamo o semplicemente sorriderne. Ciao.

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