copywriter dicci di teMa cos’è il copytelling?

Digito su wordreference la parola telling. Primo risultato: (adj.) espressivo, significativo. Bene dai, penso: il copywriter, in fondo, spesso produce copie, repliche di qualcosa che c’è già (nulla di nuovo sotto il sole), ma lo fa in modo efficace, significativo. Quindi la prima definizione di quello che si può considerare un neologismo, copytelling appunto, riflette a pennello la vera anima del copywriter.

Ma andiamo oltre. Va tanto di moda lo storytelling. Oh se va di moda! La scoperta dell’acqua calda. Pare, infatti, che da qualche tempo le persone amino ascoltare storie, sentirsela raccontare, insomma. Anche i prodotti, anche le aziende. Furbi ‘sti pubblicitari! Credo che i copywriter nel trend ci sguazzino: cosa c’è di meglio per chi ama le parole di metterle in sequenze telling-oriented piuttosto che marketing-oriented?

Ma veniamo a noi: il copytelling, nell’accezione che qui interessa di più, è un invito a tutti i copywriter di tirare fuori dalle loro parole pezzetti di sé, vomitare storie, comporre la ballata della propria vita. E per vita intendo: lavoro, amore, morte, miracoli. Copywriter, siate finalmente copytelling: riproducete voi stessi in modo efficace, espressivo.

Volete una reason why? Ne ho più di una: siete fra amici e colleghi, può servirvi da esca per potenziali clienti, è terapeutico e liberatorio. Ah, e gli account suono fuori dal gioco. Vi basta?

 

 

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Laura Grazioli

9 Responses to Caro copywriter, dicci di te.

  1. Author Image Lorenzo Guarnera ha detto:

    E se ci scappa da scrivere, non scriviamoci addosso. Scriviamo per farci leggere.
    Parola di Art… Teller.

  2. Author Image Laura Grazioli ha detto:

    Grazie Lorenzo! Sarebbe bello raccontare il lavoro a chi ancora non ha iniziato: i copy e gli art di “esperienza” che narrano la quotidianità vera… pensiamoci!

  3. Author Image Andrea mentasti ha detto:

    Mi parli di lei.
    Perché mi fai questa domanda?
    Non sei uno che dovrebbe inquadrare le persone al primo sguardo?
    Ho sempre avuto un gran difetto: presuppongo che i miei interlocutori siano intelligenti, cioè capace di intelligere, capire, comprendere, a volte persino empatizzare.
    Allora, lascia che questa domanda si fermi a mezz’aria, lascia che aleggi lì e fingi che non abbia sentito.
    Hai una domanda di riserva. ne sono sicuro. Potresti chiedermi cosa ci faccio qui. Potrei risponderti che sono venuto a giocare a tennis ma non so giocare e non ho nemmeno la racchetta. Lo vedi anche da solo che la camicia stirata e la giacca non sarei a mio agio con la racchetta in mano.
    A questo punto sono passati almeno 30 secondi.
    30 secondi di puro imbarazzo perché la verità è che non amo parlare di me.
    Però puoi parlarmi di te.
    Puoi raccontarmi di quello che sei, di quello che fai e di quello che vuoi che la gente pensi di te, con tutti i “che” che ti va di usare, senza preoccuparti di costruire un discorso piacevole e organico.
    Ecco, parliamo di te: quello è il mio compito.

  4. Author Image Laura Grazioli ha detto:

    Andrea, adoro il caos narrativo che dimora nelle tue sinapsi!

    • Author Image Andrea mentasti ha detto:

      C’era una volta il caos. Un giorno arrivò un copy e cercò di ricondurlo all’ordine, organizzarlo, istradarlo, ottimizzarlo, fare in modo che da nebuloso divenisse un tarlo, atto a picchiettare la testa e la pancia di qualcuno per invogli-arlo a fare una determinata cosa.

      La nebbia è il tappeto sotto cui sono nascosti i granelli di idee che sotto il sole sono troppo evidenti, tutti insieme, per poter risaltare agli occhi.
      Ho comprato un paio di occhiali con le lenti gialle per scorgerli.

  5. Author Image Serena ha detto:

    Sarebbe anche bello raccontare le difficoltà di chi non riesce a iniziare a chi è copywriter a tutti gli effetti (Con moderazione e molta ironia, altrimenti uscirebbe fuori un interminabile muro del pianto!)… Nel frattempo continuate, è istruttivo leggervi!

  6. Author Image Fabio ha detto:

    A pagina 25 del quotidiano leggo la notizia del concorso: Una storia in meno di 100 parole.” Ad avercela un’idea! Sono le 16. Con il 250 percorro 8 km, arrivo in via Orlando 78/81 da Feltrinelli e piglio una cartolina del concorso. Torno a casa, recupero la vecchia Lettera 65 ma 4 tasti sono rotti. Peccato, volevo scrivere della riscossa dei caratteri di un tempo. Sono ormai le 23 e faccio 0-0 con il pc. Tanti numeri nella testa ma poche parole. Ci vuole un finale. Apro il cassetto e la calibro 9 me ne suggerisce uno pulp. BANG!

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