another bic in the wallImmaginare che il copywriter si trasformi in writer.

Non di quelli che scrivono i libri, ma i muri. Un graffitaro. Mica per velleità streetartistiche. Per rivalsa. Per concedersi il piacere di evadere dalle celle monacali di norma riservate alle sue parole, mortificate nello spirito e soprattutto nel corpo, quando va di lusso ridotto all’otto, cioè praticamente all’osso.

Per poter fuggire dalla prigione degli ingombri grafici e diventare ingombrante. Per protesta. Per cercare di scalfire il muro di gomma su cui rimbalzano i desideri di chi vorrebbe, giustamente, sovvertire le regole della comunicazione. Per provare ad abbattere il muro che divide il “si può fare” dal “non lo faccio perché finora non è mai stato fatto”.

Per far sì che il body del bodycopy sia libero di ingrassare senza sentirsi rifiutato. Per lasciare, viceversa, che un’headline sia libera di dimagrire senza sentirsi dire che dietro la sua scelta c’è una componente patologica.

Per rovesciare le gerarchie. Per inscenare una provocazione utile a far capire che è il titolo a nascere dal testo e non il contrario.
Nel primo dei graffiti che farò scriverò PER.

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paoloparigi

Mi chiamo Paolo Parigi. Nasco nel 1965. Ma è avvenuto allora, non ora. Lo sottolineo perché non ho grande simpatia per il presente storico. Nelle poche righe che seguono coniugherò quindi i verbi in chiave vintage. Da piccolo dicevo "svuota" anziché "ruota" e "chilurgo" al posto di "chirurgo". Fu subito chiaro che non avrei potuto fare il meccanico e nemmeno il medico. Non si spiega invece, avendo esordito nel mondo dei parlanti storpiando le parole, come io sia finito a guadagnarmi da vivere con esse. Di parole ne ho scritte parecchie. Non poche per analizzare opere d'arte. Alcune per recensire pubblicazioni. Moltissime per pubblicizzare prodotti e servizi. Il mio desiderio è scriverne ancora, continuando a far convivere l'attività di comunicatore con la passione per la musica e l'interesse per la storia delle arti visive.

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