dalla d eufonica alla d euforicaPer parlare di eufonia non tirerò in ballo il greco antico, anche perché, salvo una manciata di radici e desinenze orecchiate qua e là, non lo conosco. Non mi richiamerò nemmeno alla storiella fantasinfonica scritta da Berlioz, ambientata nel 2.344 in una musicale città ideale. Non sarebbe appropriato, dato che in questo preciso momento sto ascoltando Blitzkrieg Bop dei Ramones, due minuti di rock and roll minimale il cui titolo è una sublime cacofonia neo dadaista-futurista, roba che ha ben poco da spartire con le elucubrazioni da pentagramma del compositore ottocentesco.

Per parlare di eufonia, nei confronti della quale ammetto di provare antipatia, dirò invece di quando la d eufonica diventa euforica. Di quando corre, entusiasta, ad attaccarsi alla preposizione “a” e alle congiunzioni “e” e “o”, buttandosi indistintamente su tutte le vocali single che incontra, senza pensare che potrebbe limitarsi a farlo quando la vocale della parola successiva è la stessa o in casi disperati come “ad esempio”.

A dare alla d eufonica questo slancio arcaicizzante contribuisce il malsano amore che nutrono per lei non solo i maestri e le maestrine del Libro Cuore, ma anche parecchi clienti. Per non parlare di quei grafici che l’addizionano di nascosto ai testi degli ignari copywriter. Credo ne abusino anche quando scrivono con l’iPhone, nonostante la tastierina da pollice non incoraggi ad aggiungere, ma caso mai a togliere: stanno rapidamente trasformando la d eufonica in d iphonica.

Io, incurante, continuo a usare la d eufonica solo quando è strettamente necessario. Meno la metto in un testo e meglio sto. Un’headline in cui ce n’è più di una già mi infastidisce. D’altra parte nel mio slogan preferito, il più impattante a memoria d’uomo, la d eufonica non c’è. Anzi, non c’è proprio la d. Fa così: “Hey! Ho! Let’s Go!”. Indovinate chi l’ha inventato.

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paoloparigi

Mi chiamo Paolo Parigi. Nasco nel 1965. Ma è avvenuto allora, non ora. Lo sottolineo perché non ho grande simpatia per il presente storico. Nelle poche righe che seguono coniugherò quindi i verbi in chiave vintage. Da piccolo dicevo "svuota" anziché "ruota" e "chilurgo" al posto di "chirurgo". Fu subito chiaro che non avrei potuto fare il meccanico e nemmeno il medico. Non si spiega invece, avendo esordito nel mondo dei parlanti storpiando le parole, come io sia finito a guadagnarmi da vivere con esse. Di parole ne ho scritte parecchie. Non poche per analizzare opere d'arte. Alcune per recensire pubblicazioni. Moltissime per pubblicizzare prodotti e servizi. Il mio desiderio è scriverne ancora, continuando a far convivere l'attività di comunicatore con la passione per la musica e l'interesse per la storia delle arti visive.

2 Responses to Dalla D eufonica alla D euforica.

  1. Author Image annalisa ha detto:

    Complimenti per il pezzo che hai scritto e per quello che stai ascoltando!

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