c'è modo e modo il condizionaleIl condizionale: usare con cautela.

Oggi ci si lamenta spesso del fatto che nessuno sappia più usare il modo congiuntivo. Oltre a questo si dovrebbe protestare anche per l’uso improprio, massiccio e spudorato del condizionale.

Tale brutta abitudine è molto in voga in tutti gli ambienti di lavoro, in cui per forza di cose manca quella confidenza familiare, tipica per esempio di una mamma che urla al figlioletto adolescente “Metti in ordine quel porcile!” Si preferisce invece fare il giro largo usando frasi del tipo “Io metterei in ordine la cameretta…”

Le agenzie di comunicazione non sono immuni dalla “condizionalite”, una sindrome molto contagiosa e dai risvolti irritanti. In genere copywriter, art e grafici si salvano. Il creativo è un animale abituato a parlare chiaro, del genere soggetto-predicato-complemento, con meno relative possibile e la principale bene in vista. Nonostante sia vessato da e-mail che cominciano con la minuscola, spesso e volentieri senza punteggiatura, con qualche refuso e ovviamente anglicismi a ripetizione, cerca di resistere.

Se però c’è una cosa che lo fa imbestialire sono gli imperativi camuffati da condizionali. Soprattutto quando il capo, l’account, il cliente o qualsiasi altra creatura marketing-oriented di turno si appollaia sulla sua spalla a mo’ di avvoltoio e comincia a elargire i suoi preziosissimi consigli:

– Io farei un’illustrazione…

– Io userei un font a bastone…

– Io scriverei in un altro modo…

“E fallo! Oppure chiama qualcuno che te lo fa e non rompere. Io faccio così!”

Ecco cosa significa in realtà il grugnito che emette l’art o il copy, che per quieto vivere tace. Alla fine di ogni frase con condizionale incorporato ci mettono anche i puntini di sospensione, per rendere l’effetto ancora più odioso. Lo so, se ce lo dicono a voce non si vedono, ma sono sicura che ci sono.

Un capolavoro che mi è capitato di ricevere via email da un cliente qualche anno fa è il seguente tripudio di condizionali:

“Ti chiederei di sostituire nel titolo i due punti alla virgola. Poi ti chiederei di fare un elenco puntato dei plus e alla fine aggiungerei che le immagini sono puramente indicative…”

“Benissimo, quando me lo chiederai, sarò felicissima di farlo.” Avrei tanto voluto rispondere.

Ho scoperto di recente, che chi usa il condizionale per impartire un ordine è in realtà convinto di utilizzare una forma gentile, blanda, “soft”, per evitare di usare un imperativo che suonerebbe maleducato e rude. Niente di più sbagliato. Il condizionale, per la maggior parte delle volte, suona arrogante, saccente e vi trasforma automaticamente nella “signorina sottutto”, anche se siete maschi. Quel che è peggio, il tutto va a scapito della chiarezza e di un lavoro ben fatto:

  • uno, perché il vostro interlocutore è troppo impegnato a pensare che vi odia per portare a termine un lavoro decente,
  • due, perché alla fine, stringi stringi, non si capisce mai cosa volete.
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About The Author

Daniela Montieri

Lavoro da Roma per clienti e agenzie che sono ovunque fuorché a Roma, il che è comodissimo, soprattutto per Trenitalia. Mi esprimo “in modo strano”, almeno a detta di amici, cosa che però è un vantaggio sul lavoro. Adoro scrivere testi comici, cosa che invece non sempre è un vantaggio sul lavoro. Ho lavorato e lavoro per Expedia, UPS, Lavazza, Q8 Italia, Marcopolo Expert, Banca Popolare di Bari, Alpitour, ING Group, Technogym, Johnson&Johnson, sforzandomi di rimanere seria. Sono la moglie di un mago e mamma felice di due blog e un bellissimo bimbo.

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