il mio nome è nessuno“I testi non li legge nessuno”.

La madre di tutte le frasi irritanti è lei.  Oltretutto, a voler essere pedanti, andrebbe riformulata più correttamente, per quanto  arcaicamente, dicendo “i testi non vengono letti da alcuno”. La doppia negazione infatti, a rigor di termini, produce un’asserzione. Come in algebra, dove meno moltiplicato per meno fa più. Ancora più esecrabile dunque chi se la mette in bocca.

Io, che sono un nessuno, i testi li leggo. Essere nessuno mi appaga, al punto che, all’atto di presentarmi alle persone, mi piacerebbe esordire dicendo “Il mio nome è nessuno”. È vero, motivare ai miei interlocutori questa affermazione mi costringerebbe a dilungarmi così tanto che fare ritorno al punto di partenza diventerebbe un’odissea, ma è proprio lì che voglio arrivare, a Ulisse.

“Il mio nome è Nessuno: Nessuno mi chiamano mia madre e mio padre e tutti gli altri compagni”, rispose il reduce dalla guerra di Troia a Polifemo che gli aveva domandato, pregustando il momento in cui lo avrebbe divorato, quale fosse il suo nome. “Per ultimo io mangerò Nessuno, dopo i compagni, gli altri prima…” replicò il ciclope monocolo, senza accorgersi di essere stato beffato da un ingegnoso gioco di parole. Un gioco di parole con cui Ulisse si salvò la vita. Per poi toglierla al gigante in modo efferato. Gli amanti del genere pulp potranno approfondire come leggendo Omero, Odissea, LIbro IX, vv. 380-390 e dando un’occhiata alle tante raffigurazioni in tema che traboccano dai vasi antichi.

Insomma, Ulisse si salvò grazie a un gioco di parole. Un po’ come quelli con cui sbarcano il lunario i copy; assieme a un’altra quantità di roba scritta, per elaborare la quale non basta il guizzo, ma bisogna farsi il mazzo. Che poi a qualcuno piaccia recitare la trita filastrocca secondo la quale i testi pubblicitari non vengono letti da nessuno è secondario. L’importante è avere la consapevolezza che essere nessuno non è da tutti.

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paoloparigi

Mi chiamo Paolo Parigi. Nasco nel 1965. Ma è avvenuto allora, non ora. Lo sottolineo perché non ho grande simpatia per il presente storico. Nelle poche righe che seguono coniugherò quindi i verbi in chiave vintage. Da piccolo dicevo "svuota" anziché "ruota" e "chilurgo" al posto di "chirurgo". Fu subito chiaro che non avrei potuto fare il meccanico e nemmeno il medico. Non si spiega invece, avendo esordito nel mondo dei parlanti storpiando le parole, come io sia finito a guadagnarmi da vivere con esse. Di parole ne ho scritte parecchie. Non poche per analizzare opere d'arte. Alcune per recensire pubblicazioni. Moltissime per pubblicizzare prodotti e servizi. Il mio desiderio è scriverne ancora, continuando a far convivere l'attività di comunicatore con la passione per la musica e l'interesse per la storia delle arti visive.

2 Responses to Il mio nome è Nessuno.

  1. Ciao Paolo.
    C’è da dire, forse, che sono i testi di scarso interesse a non venir letti. Quelli ben redatti, ricchi di informazioni, vengono letti – e condivisi – da chi li ha trovati validi e utili.

    Ok che la pigrizia di fondo che caratterizza l’essere umano è l’àncora della nostra curiosità, ma è pur vero che non si può campare di sole immagini.

    A meno che…

    • Author Image paoloparigi ha detto:

      Ciao Valentina,

      condivido. Infatti provo piacere quando rilevo che negli articoli su determinate marche e prodotti, pubblicati su alcuni periodici, i redattori si sono serviti anche di testi scritti da me. Significa che qualcuno li legge e, ancor meglio, li utilizza.

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