educazione musicalePiccoli copy cantano.

Io ho sempre sofferto di mal d’auto. Quand’ero piccola e dovevamo fare un viaggio in macchina, mio padre, per distrarmi, sceglieva una canzone e giocavamo insieme a cambiare le parole. Sorvoliamo sul fatto che prima mi educhi da copy e poi ti lamenti… Mio padre, dicevo, aveva una particolare avversione per la canzoncina “C’era una volta un piccolo naviglio”, che lui riteneva ridondante e assolutamente priva di senso. Viaggio dopo viaggio, strofa dopo strofa, ne facemmo quindi una nostra rivisitazione in chiave gattofila. Eccola qui:

 

C’era una volta un piccolo gattino

che non sapeva, non sapeva miagolar.

 

La mamma gatta piangeva dal dolore,

il babbo gatto lo sgridava notte e dì.

 

Il poveretto tentava tutti i giorni,

ma non riusciva, non riusciva a miagolar.

 

Ma un bel giorno il piccolo gattino

Incontrò un dobermann cattivo.

 

Per lo spavento emise un miagolio,

e finalmente riuscì a miagolar!

 

La mamma gatta piangeva dalla gioia,

il babbo gatto non riusciva a miagolar!

 

È sicuramente un testo ricco di stereotipi, ma teniamo conto che è stato composto quasi 30 anni fa (e preso atto di questo triste dato, adesso mi sento abbastanza vecchia).

Innanzi tutto il povero dobermann. Vorrei precisare che né io né mio padre abbiamo nulla contro i dobermann che in questo caso, anzi, ci favorivano nella metrica. Chiunque volesse riproporre la canzoncina ai propri bambini, può cambiare il dobermann con qualsiasi antagonista trisillabico, animale o mostro, che più lo aggrada.

Abbiamo poi il papà cattivo e la mamma buona che piange sempre. Ora, che io ricordi, mia madre non ha mai pianto, né quando venivo sgridata perché camminavo sulle punte, né quando venivo sgridata perché non volevo mangiare, né quando venivo sgridata perché facevo capricci di vario genere. Venivo invece per l’appunto sgridata. Da mio padre. E forse per redimersi dallo sgrido continuo, ha inventato il colpo di scena finale, col babbo gatto che, per ironia della sorte, soccombe al successo del figlio.

Io, dopo anni di sgridate, sono riuscita finalmente a fare il copy, ma non sono riuscita ancora a far perdere la parola a mio padre.

 

p.s.

Lo ammetto, la foto dell’adorabile gattino è una trovata furbesca e facilona per catalizzare l’attenzione sull’articolo.

 

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About The Author

Daniela Montieri

Lavoro da Roma per clienti e agenzie che sono ovunque fuorché a Roma, il che è comodissimo, soprattutto per Trenitalia. Mi esprimo “in modo strano”, almeno a detta di amici, cosa che però è un vantaggio sul lavoro. Adoro scrivere testi comici, cosa che invece non sempre è un vantaggio sul lavoro. Ho lavorato e lavoro per Expedia, UPS, Lavazza, Q8 Italia, Marcopolo Expert, Banca Popolare di Bari, Alpitour, ING Group, Technogym, Johnson&Johnson, sforzandomi di rimanere seria. Sono la moglie di un mago e mamma felice di due blog e un bellissimo bimbo.

One Response to Educazione musicale: il gattino che non sapeva miagolare.

  1. Con la mia piccola Memi di 4 anni facciamo una cosa simile: sulle note di una musichetta ci inventiamo storielle con rime forzate o approssimative.
    È un gioco bellissimo, divertente ed emozionante.
    Quando la piccola ha voglia di canticchiare mi chiede di fare la canzoncina con le frasi buffe.

    Sono un copy che alleva altri copy.

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