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Daniela Montieri

Lavoro da Roma per clienti e agenzie che sono ovunque fuorché a Roma, il che è comodissimo, soprattutto per Trenitalia. Mi esprimo “in modo strano”, almeno a detta di amici, cosa che però è un vantaggio sul lavoro. Adoro scrivere testi comici, cosa che invece non sempre è un vantaggio sul lavoro. Ho lavorato e lavoro per Expedia, UPS, Lavazza, Q8 Italia, Marcopolo Expert, Banca Popolare di Bari, Alpitour, ING Group, Technogym, Johnson&Johnson, sforzandomi di rimanere seria. Sono la moglie di un mago e mamma felice di due blog e un bellissimo bimbo.

12 Responses to The brief is on the table #1.

  1. Author Image Daniela C. ha detto:

    Un post veramente molto appetizing, direi above the line! Fai bene, bisogna stimolare l’awareness su certe problematiche 😀
    Degno di nota, comunque, è anche l’account che utilizza con disinvoltura termini inglesi italianizzati, coniando perle del tipo “abbiamo schedulato tutto” oppure “lo spot va sciuttato* il (data)”, oppure “vieni in sala riunioni che ti briffo / debriffo”
    (*) “sciuttato”, voce del verbo “to shoot”

    Lì proprio siamo ben oltre le porte di Tannhauser della supercazzola 😀

  2. Author Image Daniela C. ha detto:

    Puoi immaginare la mia sofferenza davanti all’account in questione 😀

  3. Author Image Un posto al copy ha detto:

    Fantastico, pagherei per un brief in dialetto. Un dialetto qualunque.

  4. Author Image Paolo Parigi ha detto:

    Che dire? Il business english è un flagello. Non di Dio, come Attila, ma dell’Io, poiché a mio avviso rivela da parte di chi ne abusa un latente senso di inferiorità nei confronti dell’interlocutore, per superare il quale egli ricorre a una terminologia poco comprensibile al fine di stabilire una distanza che definirei “sciamanica”, pseudo-sapienziale, con chi ascolta. La mia quotidianità di copywriter, fortunatamente, vive al riparo da tale tempesta di inutili anglismi. Il problema però, è che spesso mancano anche gli utili italianismi: non di rado infatti, i brief, se tali si possono definire, mi vengono trasmessi, con arguzia tutta vernacolare, addirittura in dialetto… 😀
    Insomma, nei brief si dovrebbe “pushare” un po’ di più sui contenuti comprensibili! 🙂

  5. Author Image Paolo Parigi ha detto:

    Non ho potuto resistere all’impulso di riscrivere il commento usando una forma più appropriata 😉

    Esempio di brief in dialetto: “bisogna che ghe o dixemo sensa dirgheo”
    Traduzione: “Bisogna comunicarlo in modo soft”

  6. Author Image Gianni Lombardi ha detto:

    Un post così, non puoi non scerarlo. 🙂

    • Author Image Un posto al copy ha detto:

      🙂 Anche questo mi mancava. Dovremmo fare una raccolta di lessico accountese. I primi che mi vengono in mente sono “briffare” (fornire un brief), “zippare” (comprimere dei file) e “scannare”(scansionare documenti).

  7. Copy-Account: l’eterna battaglia tra il bene (noi) e il male (loro).
    Troppo forte questo post e fantastici anche i commenti (che ho letto tutti).
    Questo mi fa pensare che hai toccato un nervo scoperto della questione.

    A proposito del dialetto, mi è capitato questo:
    «Guagliu’ c’avimm’ rà na’ mossa, a cchist’ n’ce servene e’ sordd!».

    Traduco per i lettori che vivono al di là delle “Linea Gotica”:
    «Raga, sbrighiamoci poiché costui (il cliente) langue in problemi di liquidità ed ha bisogno di aumentare le vendite!».

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