Il romanzo è servito.L’alimentazione del copywriter.

Dal romanzo storico all’etichetta dello shampoo.

Cari genitori di copy, come tutte le mamme e i papà del mondo la vostra prima preoccupazione sarà sicuramente “nostro figlio mangerà?!”. Tranquilli, i copywriter fanno parte del regno animale, sono dei mammiferi, sono onnivori, quindi anche loro mangiano. Essendo creature molto curiose, cercano di non farsi mancare niente anche per quanto riguarda la dieta.

Per deformazione professionale, però, quando leggono una ricetta badano più alla punteggiatura che alle dosi. Non chiedete mai a un copy di annotarvi, magari brevemente, la ricetta di un piatto, perché egli non potrà fare a meno di infarcire grammi e decilitri di tutte le sue considerazioni personali. Anche la lista della spesa può diventare un mirabile pezzo di prosa, e siamo sicuri che almeno quella gli darà da mangiare! Se chiedete a un copy, che so, la ricetta della pizza fatta in casa, vedrete una luce brillare nei suoi occhi e sorridendo vi dirà “te la scrivo subito!”, producendo il seguente testo:

“Procuratevi 250 ml d’acqua e 250 ml di latte circa, ml più ml meno, e riscaldateli, ma poco, con l’ausilio del fuoco e di un pentolino. Nel frattempo, reperite un ampio contenitore con bordi alti dentro il quale sia possibile mischiare roba commestibile. Inseriteci quindi un po’ di farina, lievito, un cucchiaio raso di sale e un cucchiaio raso di zucchero, non necessariamente in quest’ordine, e iniziate a versare l’acqua e il latte che nel frattempo avranno finito di scaldarsi. Se non avete del lievito in casa e sfortunatamente è anche domenica, andate alla pizzeria più vicina ed elemosinatelo lì. Funziona.

Cominciate a mischiare con una mano l’intruglio schifoso che avrete così ottenuto, aggiungendo man mano la farina servendovi dell’altra mano libera, finché il composto non diventa come deve diventare. Attenzione: se decidete di mischiare con tutte e due le mani, subito cominceranno a squillare contemporaneamente il telefono e il citofono e il vostro gatto si arrampicherà sulla tavola!

Quando avete finito, lasciate tutto nella scodellona e copritela con il primo panno da cucina che vi capita a tiro. Incredibilmente la pasta per pizze ottenuta crescerà del triplo nel giro di un’ora, e a quel punto dovrete stupirvi.

Mentre la pasta cresce preparate pomodoro, mozzarella, funghi, prosciutto, olive, acciughe o qualsiasi altra cosa vogliate mettere sulla pizza. Quando la pasta è pronta, accendete il forno alla massima temperatura controllando prima che qualche gatto non si sia infilato dentro. Staccatene un pezzo (della pasta non del gatto), modellatelo fino a ottenere una forma pizzoide che stenderete sulla teglia. Dopodiché guarnitela, infornatela e dopo 10/15 minuti – ma dipende dal forno – la pizza è pronta. Buon appetito!”

È chiaro quindi che la vera alimentazione di un copywriter non è fatta di carboidrati, proteine e grassi, ma di carta, copertine e inchiostro (o di bit per i più evoluti). Il copy in realtà si nutre di libri, giornali, riviste, tutto ciò che può essere letto, compresa l’etichetta del bagnoschiuma, in mancanza d’altro, e a seconda delle sue preferenze alimentari, scrive, o meglio, cucina di conseguenza.

Il copy particolarmente prolisso, ad esempio, predilige il romanzo storico. “I promessi sposi” è il suo piatto preferito, anzi, ogni tanto se lo rilegge tutto (anche il capitolo sul cardinale Borromeo, che il Manzoni stesso consigliava di saltare) e lo racconta agli amici che lo ascoltano tra stupore e diffidenza. Il rischio di questo tipo di alimentazione è di avere sul serio solo 25 lettori, tale e tanta è la lungaggine delle sue body copy e la complessità dei titoli.

Passiamo a una dieta più leggera, il copy giallista. Lo Sherlock Holmes delle headline,  il Maigret dei pay off, il commissario Montalbano delle bodycopy. Costui non legge i brief, ma ci indaga sopra, perché sa che il cliente (sicuramente con la complicità dell’account) sta cercando di fregarlo. Sui suoi titoli aleggia sempre un velo di mistero e ogni tanto osa proporne uno con i puntini sospensivi, per aumentare la suspance, o il punto di domanda. Il rischio è che al suo “Riuscirà il detersivo Sbrillapiastr e rendere davvero lucenti i tuoi pavimenti?” il lettore risponda “no” e volti pagina.

C’è infine il copy fumettovoro, che si nutre praticamente di tutto, dai supereroi Marvel e DC Comics agli eroi nostrani della Bonelli, come Tex Willer e Dylan Dog. Ama anche l’alta gastronomia di Hugo Pratt e Johnny Hart e la cucina afrodisiaca alla Crepax. Unica eccezione, i manga, non li digerisce. Ovviamente anche Paperino e Pippo non lo hanno mai abbandonato, dalla culla all’ufficio, plasmando il suo modo di scrivere, talvolta con risultati inquietanti che sfociano in titoli improbabili come BRRRRRUM BRUM! L’antigelo per la tua auto.

Daniela Montieri

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Daniela Montieri

Lavoro da Roma per clienti e agenzie che sono ovunque fuorché a Roma, il che è comodissimo, soprattutto per Trenitalia. Mi esprimo “in modo strano”, almeno a detta di amici, cosa che però è un vantaggio sul lavoro. Adoro scrivere testi comici, cosa che invece non sempre è un vantaggio sul lavoro. Ho lavorato e lavoro per Expedia, UPS, Lavazza, Q8 Italia, Marcopolo Expert, Banca Popolare di Bari, Alpitour, ING Group, Technogym, Johnson&Johnson, sforzandomi di rimanere seria. Sono la moglie di un mago e mamma felice di due blog e un bellissimo bimbo.

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